1
Alla fine la salvezza è arrivata. Trecentosessanta minuti prima del previsto. Salvarsi in A con quattro giornate d'anticipo potrebbe sembrare una specie di miracolo per chi non è solito osservare da vicino l'Empoli e il suo modo di vivere il calcio. In realtà l'impresa realizzata dagli uomini di Maurizio Sarri è stata immensa, straordinaria ma non certo una "mission impossible". Parlare di miracolo sarebbe ingeneroso nei confronti di una società abituata a raccogliere i frutti del proprio lavoro attraverso una sana gestione delle poche risorse a disposizione e una seria e precisa programmazione del futuro. Avere un budget praticamente inesistente, per paradosso, a Empoli è diventato una grande risorsa.

In questo spicchio di provincia toscana, infatti, la parola d'ordine, da sempre, è garantirsi il futuro attraverso la valorizzazione del proprio vivaio, costruendo e facendo crescere i propri giovani senza pressioni. A Empoli si ha la consapevolezza che i risultati sportivi possono arrivare soltanto attraverso scelte oculate dal punto di vista economico. Sarebbero inammissibili sprechi finanziari e quindi, per sopravvivere, occorre necessariamente affidarsi alla competenza e alla professionalità dei propri dirigenti. E siccome la vita è fatta di scelte, una, in particolare, si rilevò, tre anni fa, estremamente felice e azzeccata.
Quando la società di Fabrizio Corsi, reduce da un playout che evitò una rovinosa caduta in Lega Pro, decise di affidare le redini della squadra a un certo Maurizio Sarri, proveniente da un esonero a Sorrento ma in possesso di idee chiare in fatto di gioco e di una spiccata personalità, si sarebbero gettati i semi per i successi del presente. La vittoria di Torino, che ha permesso all'Empoli di festeggiare con largo anticipo la conquista della matematica salvezza, è stata soltanto il suggello di un lavoro lungo tre anni, di un percorso iniziato nell'estate del 2012 che metteva il gioco al centro dell'ambizioso progetto toscano. L'Empoli ha vinto due volte la sua sfida. In primis perchè si è salvato senza mai alterare la propria fisionomia, senza mai rinunciare a una precisa identità di gioco minuziosamente plasmata dal proprio allenatore e fondata su un'idea di calcio coraggiosa e propositiva. In secondo luogo, perchè lo ha fatto praticamente a costo zero lanciando in orbita i prodotti del proprio settore giovanile come Rugani, Tonelli, Hysaj e Pucciarelli. Il resto lo hanno fatto le grandi qualità tecniche e umane di elementi esperti come Croce e Valdifiori, che hanno inspiegabilmente conosciuto la serie A solo in tarda età, la personalità e il temperamento del leader Maccarone che, a quasi 36 anni, è riuscito ad andare in doppia cifra, la grinta e la determinazione di giovani emergenti come Mario Rui, Laurini, Barba, Zielinski e Verdi. Il portiere Sepe e l'uruguaiano Vecino, in prestito dalla Fiorentina, sono state le uniche mosse di mercato estivo di una società che ha confermato "in toto" sul massimo proscenio la squadra che, lo scorso anno, aveva vinto il campionato cadetto.

Nella stagione in cui il totem e cannoniere azzurro Ciccio Tavano ha tirato il fiato dopo stagioni vissute a livelli pazzeschi sul piano realizzativo, la ciliegina sulla torta è stato il ritorno di Riccardo Saponara dal Milan. Classe pura al servizio della squadra, genio funzionale al progetto tattico di un Empoli che, salvo un paio di occasioni, non si è mai sentito già sconfitto al cospetto delle avversarie più blasonate. Contro l'Empoli hanno fatto fatica tutte le big del torneo e squadre come Lazio e Napoli sono capitolate in maniera netta e clamorosa, sotto i colpi inferti dalla squadra di Sarri. L'Empoli ha vinto la sua scommessa e dato una lezione all'intero movimento del calcio italiano: i soldi certo aiutano, ma non sono sufficienti a produrre successi. Meglio una sana progettualità per restare in serie A e garantirsi un futuro solido e denso di soddisfazioni.