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Può sembrare una frase di circostanza, ma effettivamente ci sono partite che valgono più di altre, anche quando posta in palio è sempre la stessa. E quella vinta ieri a Salerno dall’Empoli è una di queste. Non solo perché era uno scontro di diretto e in caso di pareggio al ritorno o vittoria si misura dei campani, in caso di arrivo a pari punti l’Empoli sarebbe davanti: ma perchè vincere, anzi stravincere una partita così mentalmente può affossare l’avversario e magari anche le altre concorrenti nella corsa salvezza. Parlare di scatto in avanti in classifica è decisamente prematuro, ma le concomitanti sconfitte di Spezia, Venezia e ad oggi ci mettiamo anche il Genoa, possono portare un po’ di serenità in vista delle prossime sfide. L’Empoli a Salerno ha giocato un primo tempo da manuale, sfruttando al massimo le amnesie difensive dei campani che nella prima frazione non riuscivano a trovare le distanze. In questo senso ha premiato la scelta di Andreazzoli, che ha scelto Hass ed Henderson lasciando in panchina Bajrami: lo svizzero e lo scozzese hanno allargato le maglie della difesa campana, consentendo a Pinamonti prima e Cutrone poi (finalmente in gol) di trovare la via della rete e di fissare il punteggio sul 3-0, complice una sfortunata di Strandberg, in appena 13’ minuti. Gli azzurri hanno controllato senza affanno e messo definitivamente in ghiaccio il match con il rigore di Pinamonti allo scadere.
Nella ripresa, come da copione, c’è stata la reazione della Salernitana, che in soli 7’ ha dimezzato lo svantaggio. In quel momento un po’ di apprensione è venuta fuori e l’Empoli si abbassata troppo, snaturandosi come mai aveva fatto in questo inizio di stagione, nemmeno in occasione di alcune sconfitte. Come giustamente ha spiegato Andreazzoli nel post partita, la sua squadra è una delle più giovani d’Europa e da qualche parte deve pagar dazio. Dopo un po’ di spavento la difesa azzurra si è rassettata e praticamente non ha più concesso nulla. L’ultimo pericolo degno di tal nome è arrivato al novantesimo, con il provvidenziale intervento di Vicario sul colpo di testa ravvicinato di Djuricic che avrebbe dato il via ad un recupero da incubo. La vittoria alla fine è meritata e l’Empoli si è riscoperta squadra che sa soffrire e resistere, tutto sommato con efficacia, anche a lunghi assalti. La squadra sta proseguendo il percorso di costruzione di identità, nel quale sta emergendo un inedito ma marcato “carattere” da trasferta. Gli azzurri hanno infatti ottenuto il bottino pieno in 3 delle quattro trasferte giocate, un ruolino che gli avvicina al record di 5 successi lontano dal Castellani ottenuto nel 2002/2003 ed eguagliato nel 2015/2016. Quello che nell’ultima esperienza di Andreazzoli era stato il punto debole che era valso la retrocessione (8 punti in trasferta, figli di una sola vittoria, 5 pareggi e 13 sconfitte) si sta trasformando nel “segno particolare” dell’Empoli di quest’anno. La speranza è che il tecnico riesca a tramutare quello che oggi sembra un buon segnale in qualcosa di più concreto a fine campionato.