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Chissà se Tuchel ha visto il gol spacca-partita di Ciro Immobile, "il peggior acquisto del Borussia Dortmund"  secondo i giornali tedeschi. Chissà se lo ha visto Klopp, che lo ha voluto fortemente e poi se ne è andato in Premier. Sicuramente l'ha visto uno dei suoi pochi amici a Dortmund, Marco Reus. Sicuramente l'ha visto la Storia: dopo 13 anni, è proprio l'ex Dortmund Ciro Immobile a segnare il primo gol della partita, del ritorno in Champions League di Inzaghi e i suoi. Nella notte della Storia la Lazio prima stordisce, poi annichilisce il Borussia Dortmund di Haaland e Sancho, il tanto celebrato giocattolo perfetto di Favre. I timori di una debacle umiliante dopo la sconfitta durissima di Genova svaniscono: bussa la storia con le sue leggi immutabili. Quella della grande bellezza della Lazio, che torna raffinata ed estetica, al contempo potente. Quella dela legge tagliola dell'ex, Ciro Immobile, e il ruggito da Salerno di Luiz Felipe e Akpa Akpro. La Lazio parte benissimo in Champions, con una partita monstre passeggia contro ogni pronostico su un Borussia scialbo e tiepido.

LA LEGGE DELL'EX IMMOBILE - Implacabile la legge dell'ex, nel calcio, nella notte della Storia dell'Olimpico.  Gli bastano 6 minuti, lo ha visto di sicuro Inzaghi, che di gol in Champions ne sa qualcosa, lo ha pescato Correa: lo vede solo in area, passaggio quasi orizzontale, Ciro Immobile deve solo delicatamente appoggiare in rete. Il grande ex dell'incontro, colui-che-ha-sempre-fallito-all'estero-e-in-Europa, stavolta non sbaglia, proprio lui, proprio contro il suo passato. La difesa del Borussia sbanda (il solo Hummels è titolare) Hitz ci mette i guantoni. La Lazio ha fede, ha voglia, ha talento: i problemi arrivano quando il Borussia assalta a folate, l'inserimento di Guerreiro è stoppato coi piedi da Strakosha, che invece quasi non ci crede. 

L'URLO DI LUIZ FELIPE - La Lazio funziona, è robusta, in palla, sembra quella dello scorso anno, quella senza lockdown che ha spaventato la Juventus, da così vicino. Il match è un valzer di azioni veloci, vibranti. E conduce questo ballo nel primo tempo: prima Immobile ancora viene stoppato in scivolata, poi Correa si fa ipnotizzare da Fitz e sciupa. Ma è la notte della storia, l'urlo che la squarcia è quello di Luiz Felipe, al ritorno dall'infortunio, dopo una lunghissima riabilitazione in solitaria. Il brasiliano, pagato 400mila euro, con un solo allenamento nelle gambe, sbuca sul primo palo su corner, e la Lazio raddoppia: 2-0 contro le icone tedesche, i vari Haaland, Sancho, che finiranno sulle prossime copertine di Fifa, tutti impietriti di fronte alla Lazio che esulta di nuovo. La gente che fa la storia, nel silenzio duro da masticare dell'Olimpico con 1000 tifosi si sente solo la musica della Lazio: uno dei colpi da Salerno di Lotito, Luiz Felipe, bussa dopo 40 giorni di stop. Sul tabellino figura Hitz, che la tocca per ultimo, ma è suo il gol .Suo il ruggito, poi nel secondo tempo uscirà, sostituito da Hoedt.

REAZIONE BORUSSIA - La Lazio è letale, una ghigliottina, il Borussia sciupa: dopo Guerreiro tocca a Meunier tutto solo nell'aria allargare troppo il piattone e buttarla fuori. Dalla trequarti in su i tedeschi fanno paura quando mettono la quarta: i movimenti di Haaland sono strappi feroci, sulle fasce spesso Guerreiro buca. Nel secondo tempo Favre mette dentro mister 3 assist nell'ultimo match, un altro ragazzo prodigio, Reyna. Inzaghi telecomanda i suoi in quella che è la sua notte, il suo ritorno in Champions, il primo a riuscirci dell'era Lotito: evita a Patric una figuraccia (stava per lanciare Sancho invece di servire Strakosha). La riscossa Borussia prova a decollare: Strakosha stesso para di petto il tentativo di Haaland, che si era liberato bene. Tutti aspettano che sia il Borussia a lanciarsi in folle danza d'attacco, il forcing c'è, ma i big steccano: Reus sparacchia alto, simbolo di una partita sui toni tenui.

LO SPIRITO RUGGE - I big Lazio sono tutti in palla, a lucido, motivati e determinati. Luis Alberto - visibilmente emozionato durante quella musica così a lungo attesa ad inizio partita -  impegna Hitz su angolo e regala calcio a piene mani, una cornucopia di tocchi raffinati, cristallini. Milinkovic strattona e fa a spallate. Acerbi fa tante cose, ottime, regge la difesa, rilancia, diventa persino uomo del contropiede. Correa sciupa ma è una spina costante. Lucas Leiva giganteggia tra i ragazzini terribili, monumento al tempo che passa ma incide poco. Ma più di tutto ruggisce lo spirito guerriero della Lazio: vedi alla voce reazione furibonda alla scialba prestazione di Genova contro la Sampdoria. Anche risposta immediata alle parole deluse dello stesso Simone Inzaghi. Qualcuno nicchia: Marusic gioca male in avanti ma copre a tutto campo, Fares si propone bene ma crossa male. Ma il collettivo Lazio tutto approfitta di un Borussia scialbo, un po' presuntuoso.

TUTTI ASPETTANO IL BORUSSIA MA - Il ruggito della Lazio scuote la notte romana, ed è un urlo lungo 13 anni: aggressione costante, attenzione a limitare i danni e i tagli. Il mister piacentino l'ha studiata bene, la pressione tedesca è costante, ma i meccanismi tengono. Inzaghi si copre dopo l'ingresso di Brandt: dentro Akpa Akpro, fuori Milinkovic. Dentro anche il neo-acquisto Muriqi, fuori un Correa a volte leggerino ma assist-man. Tutti aspettano il Borussia, la Lazio fa densità, un erroraccio di Patric riapre il match. Lancio orizzontale intercettato da Brandt, il pallone finisce ad Haaland in area, che non perdona, freddissimo e firma il 2-1 che spaventa l'Olimpico dei 1000 presenti e dei dei 60mila e più che seguono da casa, col fiato rotto. Paziente, il Borussia si avvicina piano piano, i ragazzini si riscoprono talentuosi, top player, Generazione Z di classe cristallina e zero paura. Momenti di paura.

FROM SALERNO WITH LOVE - Questa è la notte dell'alleanza tra Lazio e Salernitana. Prima Luiz Felipe, tutti aspettano il Borussia ma no. Ma ancora da Salerno, il gol pesantissimo lo fa un altro ex granata: è proprio il neo-entrato Akpa Apro a seguire il taglio di Immobile, a crederci, ad appoggiare in rete il pallone pesantissimo del 3-1 nel miglior momento dei tedeschi. Un altro bacio agli scettici che non lo volevano, dopo lo sfumato David Silva: è lui nella notte della storia ad allargare ancora la distanza col Borussia. Assist ancora di Immobile, capitano  di questa Lazio come lui, con l'anima testarda, forte, gagliarda, che vince il confronto con il dorato Haaland. Proprio lui ci prova, con Strakosha che mette in alto il suo colpo di testa volando in cielo. Di Haaland si parlerà a lungo, ma non per questa notte: questa è la notte della storia, è la notte della Lazio. Diceva De Gregori che la storia dà i brividi: e questo contro il Borussia Dortmund cos'altro può essere, se non un lungo brivido di estasi a lungo trattenuta, quasi dimenticata, la gioia perfetta di vivere una notte da campioni, una notte di rivincite e di grandi storia, in Champions League. Contro ogni pronostico, una notte da raccontare a lungo, quella in cui l'anima della Lazio, in cui il grande ex Immobile hanno abbattuto il Borussia di Fifa e di Haaland.





LAZIO-BORUSSIA DORTMUN 3-1, IL TABELLINO

Marcatori: 6' Immobile (L), 23' aut. Hitz (B), 71' Haaland (B), 76' Akpa Akpro (L)

Assist: 6' Correa (L), 71' Reyna (B), 76' Immobile (L).

Lazio (3-5-2): Strakosha; Patric, Luiz Felipe (51' Hoedt), Acerbi; Marusic, Milinkovic (67' Akpa Akpro), Leiva, Luis Alberto (80' Parolo), Fares; Correa (67' Muriqi), Immobile (80' Caicedo). All.: Simone Inzaghi

Borussia Dortmund (3-4-2-1): Hitz; Piszczek (65' Brandt), Hummels, Delaney; Meunier, Bellingham (46' Reyna), Witsel, Guerreiro; Reus (78' Reinier), Sancho; Haaland. All.: Lucien Favre

Arbitro: Clément Turpin

Ammoniti: 42' Luis Alberto (L), 62' Reyna (B), Delaney (B), 84' Strakosha (L)