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L'Europa League è la coppa dei perdenti. Non solo non vi partecipa chi ha vinto il campionato, almeno nei paesi più influenti del calcio continentale, ma nemmeno chi arriva secondo, terzo o quarto. Ci sono le squadre piazzate dal quinto posto in giù. A un certo punto entrano in corsa le terze classificate dei gironi di Champions: altre perdenti, dunque. E con queste il livello tecnico della competizione si alza addirittura.

Chi paragona l'Europa League alla vecchia Coppa Uefa, lo fa per comodo oppure perché non ha memoria storica. A quest'ultima partecipavano tutte le squadre che non avevano vinto il campionato, a cominciare dalle seconde. Trasferita a oggi, la Coppa Uefa della prossima stagione avrebbe avuto tra le iscritte il Barcellona, l'Atletico Madrid, i due Manchester, il Chelsea, il Dortmund, il Lipsia, l'Inter, l'Atalanta, la Lazio. Un gruppo ampio di grandi squadre che avrebbe reso il torneo entusiasmante e difficilissimo: invece faranno tutte la Champions.

Eppure questa coppa dei perdenti stavolta per noi conta molto. In parte pesa per il calcio italiano, che non l'ha mai vinta e non è mai arrivato neppure in finale: il miglior risultato lo hanno raggiunto la Juve (di Conte), il Napoli e la Fiorentina, eliminate in semifinale da Benfica, Dnipro, Siviglia. Ma l'Europa League adesso vale soprattutto per l'Inter.
La conquista dell’Europa League darebbe un senso alla prima stagione interista di Conte, restituendo un trofeo ai nerazzurri nove anni dopo l'ultimo (la Coppa Italia del 2011). Ma l’aspetto ancora più rilevante riguarda i rapporti di forza interni al club. Con la coppa in mano, Conte acquisterebbe ancora più potere e certamente non sarebbe mandato via da Zhang; senza il trofeo, il chiarimento tra proprietario e allenatore potrebbe avere conseguenze inimmaginabili, fino ad arrivare alla separazione. Consensuale oppure no.

@steagresti