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Erano rimaste in cinque, le magnifiche imbattute nelle competizioni internazionali e nei rispettivi campionati di appartenenza. Ma l’ultima settimana di impegni, tra gare in patria e in Europa, ha mietuto vittime eccellenti: Juventus e Atletico Madrid hanno assaporato l’amaro gusto della sconfitta per mano di Inter e Valencia, mentre in Champions League sono inciampate Barcellona (al Celtic Park) e Shakhtar Donetsk, piegato al 93° dal Chelsea di Di Matteo. Abbiamo scordato qualcuno? L’unico curriculum immacolato è quello del Porto che vanta una fedina pulita tra i confini nazionali e continentali. I Dragões guidano infatti il gruppo A di Champions League (davanti al Psg, piegato nella gara d’andata) e la Liga Portoghese, a braccetto con la rivale Benfica. Hanno varato la stagione con un successo in Supercoppa Portoghese e inaugurato con profitto anche la Coppa nazionale, per un totale di 14 candidi incontri.

Risultati alla mano, l’ultimo ko degli uomini di Vìtor Pereira risale allo scorso 20 marzo in Taça da Liga contro il Benfica, trattasi però di una manifestazione istituita dal 2007 accanto alla quasi secolare Taça de Portugal. In precedenza, a febbraio, il City di Mancini aveva sancito l’eliminazione lusitana dall’Europa League, mentre in campionato il Porto non perde dal 29 gennaio (3-1 inflitto dal Gil Vicente). Non godrà del blasone riservato alle superpotenze ma è uno dei club più vincenti del XXI secolo, irresistibile in Portogallo e sorprendente in Europa: se i trionfi in patria non fanno più notizia, la vetrina internazionale ha premiato prima l’ardore di José Mourinho (Coppa Uefa, Champions League e sulla sua scia una Coppa Intercontinentale con Fernàndez allenatore), poi l’esplosione di Radamel Falcao che con 17 reti trascinò i tripeiros all’Europa League edizione 2010/11. 
 
Ma ulteriori meriti vanno riconosciuti in termini di strategia, pianificazione e lungimiranza: nell’ultimo biennio il Porto ha ceduto stelle quali Falcao, Hulk, Guarìn, Álvaro Pereira e Cristian Rodrìguez, addirittura dopo l’era Mourinho la rosa fu accuratamente affettata, spartita e ricostituita. Ciò nonostante la società di Oporto ha costantemente rinnovato roster e guida tecnica, pescando nuove pedine in Sudamerica e palesando un acume anomalo nell’epoca di sceicchi e fair play finanziario.  
 
Vìtor Pereira è solo l’ultimo giovane condottiero di un club saldamente nell’élite europea, interprete di un 4-3-3 che macina successi. La vecchia guardia getta l’ossatura con il portiere Helton, il redivivo Lucho Gonzàlez e l’ala Varela, la linea verde la calcifica grazie ai terzini Alex Sandro, Danilo e all’estroso James Rodrìguez. Rappresentano certezze i centrali Maicòn e Otamendi, i centrocampisti Fernando, João Moutinho e Defour fino al colombiano Jackson Martìnez, miglior realizzatore e degno successore del Tigre Falcao. Tutti potenziali colpi di mercato, compreso quel Rolando attualmente fuori rosa. L’età media del Porto è 24 anni, quanto basta per lanciare nuovi talenti, affermarli a livello internazionale e alimentare il miracolo lusitano.