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L'Uefa darà la lista nera dei club tra 6 giorni. Chelsea e Inter non comprano più, gli altri (forse) sì, ma è caccia al parametro zero

Evitare il piede a martello, stringere la mano all'avversario, far prevalere la lealtà in campo: nel calcio, quando si parlava di fair play, un tempo non si intendeva altro. Oggi per i club il termine suona come una minaccia, allorché viene accompagnato dall'aggettivo «finanziario». La grande lente della Uefa sta per posarsi sui bilanci delle società, assieme a una serie di «inviti» che presto si trasformeranno in vincoli per ottenere la licenza e la conseguente possibilità di iscriversi alla Champions e all'Europa League. «Agiremo con durezza», il recente monito di Michel Platini, che l'11 gennaio, a Nyon, alzerà il lenzuolo dallo stato di salute dei club europei. Il numero uno del massimo organismo continentale, per il momento, è stato preso in parola: presidenti, direttori sportivi e contabili, anche quelli delle squadre più blasonate, stanno preparando i conti affinché tornino.

Nel panorama rosso dei bilanci, solo il Manchester City (con Dzeko) e il Real Madrid sembrano ancora capaci di fare asso piglia tutto, snobbando, forse, il documento pubblicato dall'Uefa il 27 maggio scorso. Dal 2013-14, le società dovranno presentare un patrimonio netto non negativo e il bilancio certificato da un revisore esterno. Inoltre, non dovranno sorgere problematiche di debiti scaduti, con le uscite che dovranno essere coperte dalle proprie entrate (a partire già dalla prossima stagione). Il Palazzo europeo chiederà anche spiegazioni nel caso in cui il costo dei dipendenti (di cui fa parte il monte ingaggi) superi il 70% del fatturato. La soglie di tolleranza, 45 milioni di euro, via via si appiattirà.