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Mertens, Petagna, Osimhen: non è il nuovo tridente del Napoli, è solo la nuova batteria di centravanti a disposizione di Gattuso. Tre carte diverse per un ruolo, ognuna da schiaffare sul tavolo al momento opportuno. C’è ‘Ciro’, che sotto il Vesuvio e grazie a Sarri è diventato una prima punta molto simile a un falso nove. Quindi uno che va incontro ai compagni e ‘lega’ come pochi. C’è ‘il Bulldozer’, l’ex bomber di Spal e Atalanta, il massiccio Petagna: un generoso bravo a far da torre, insomma la carta giusta quando si deve alzar la palla. E poi c’è Humble Victor, ‘l’umile Vittò’, ovvero Osimhen, l’ultimo arrivato, il grande colpo del Napoli 2020/2021. Last but not least, ovviamente, visto quello che è costato.
 
SI È PRESENTATO COSÌ - Nel Lille di Galtier, a inizio stagione, si è presentato con una doppietta alla prima di campionato, vittima il Nantes. Veniva da un anno in Belgio, dove si era rilanciato nello Charleroi (20 reti e 4 assist in tutte le competizioni), dopo un approdo in Europa abbastanza insipido nel Wolfsburg (16 presenze in tutto, zero gol). Tutti si erano accorti di lui nel 2015, quando con la Nigeria U-17 aveva vinto il Mondiale segnando la bellezza di 10 reti in 7 partite, chiaramente un record. Poi aveva ‘deluso’, e infine rieccolo, da due anni non fa che segnare. Quest’anno ad esempio è arrivato a 13 nel campionato francese interrotto a marzo, ma considerando tutte le competizioni (tra cui la Champions) sono ancora di più: 18. Immaginate voi la proiezione post Covid. Ma torniamo allo stadio Pierre Mauroy, la casa del Lille, il giorno del suo debutto in Ligue 1. Osimhen realizza una doppietta ‘parlante’, significativa.  



Al minuto 19 il centrale portoghese José Fonte lancia lungo. È una soluzione che il Lille di Galtier non disdegna affatto, avendo davanti Osimhen. Non è una palla alzata per il centravanti che viene incontro alla Dzeko (o Petagna), è proprio una palla calciata di là, oltre la linea dei difensori avversari. Una palla da attaccare fronte alla porta. In questo modo infatti, e non nell’altro, si attiva l’efficacia di Osimhen. Un controllo di petto, una sistematina in corsa col ginocchio, secondo palo ed è subito gol.   



Ora, non è che Gattuso l’abbia preso per cambiare stile di gioco. Sappiamo infatti che il suo Napoli ha rispolverato alla grande un certo tipo di palleggio. E dunque? Funziona un po’ come negli scacchi, prendiamo un Tartakowerismo (Tartakover era uno scacchista polacco vissuto tra l’Otto e il Novecento, noto per i suoi aforismi): “La minaccia è sempre più forte dell’esecuzione”. Tradotto in covercianese, volete venire a pressare alto? Sappiate che abbiamo Osimhen.  
 
PRIMO CONTROLLO E RAPIDITÀ – La seconda rete di quella partita mi colpisce ancora di più. Dimostra la fame rabbiosa di questo giocatore. Su un cross di Celik, il nigeriano si trova in area, praticamente solo fra tre avversari.



Il centrale in traiettoria del Nantes fallisce l’intercetto, così alle sue spalle si crea uno spazietto da attaccare. Ed è in quella direzione che orienta lo stop d’interno Osimhen, marcato dall’altro difensore. In questi casi la qualità del primo controllo è decisiva, chiedete conferma a Ciccio Caputo.    



Ma Osimhen può farne a meno, talvolta. Professa la fede nello ‘stop a inseguire’ meglio di chiunque altro. Perché è rapido e affamato come un ghepardo.  



Guardate dove è andato a finire il suo primo controllo, ben oltre lo spigolo dell’area piccola. E da lì spaccherà la porta al suo secondo tocco. Che importa, finché ci arriva prima lui?



DIFESA BASSA E RIPARTENZE – Il tecnico del Lille schiera di solito il 4-4-2. Non sempre sempre però. Vi cito due partite a caso in cui Osimhen e compagni sono scesi in campo col 3-4-2-1/3-4-3: contro il Bordeaux di Paulo Sousa in campionato e contro il Valencia, in Champions League. Quel vantaggio inatteso dei Dogues (i mastini) al Mestalla è diventato di recente abbastanza famoso. Serve per capire Osimhen e soprattutto l’utilizzo che potrà farne Gattuso. Contro le big infatti, specie all’inizio della sua gestione, Gattuso ha preferito difendere basso. Avere una prima punta che riparte in questo modo contro squadre aperte e inclini al presidio nella metà campo avversaria, può rivelarsi letale. Nell’immagine qui sotto il centrocampista del Lille André aggredisce Parejo e sporca il cambio di gioco. Osimhen scatta a caccia del coniglio impazzito.  
 
È più veloce, è lanciato. Arriverà sul pallone prima dei centrali apertissimi del Valencia, controllo in corsa e solito discorso davanti a Cillessen in uscita, anzi tiro sotto le gambe senza pensarci troppo.    



PRESSING ALTO- Ultimamente però Gattuso chiede di pressare alto. Si è preso del catenacciaro e non gli è piaciuto. Così il Napoli è diventato più spregiudicato ma ha iniziato anche a subire qualche gol di troppo. Ci sta. Osimhen anche in questo senso porta del bene. La sua rabbia -vedrete con gli arbitri che gli fischiano fallo, che caratterino!- può essere convertita in pressione feroce. Ricordate Goicoechea, l’ex portiere dell’ultima Roma di Zeman? È sempre sé stesso, e gioca nel Tolosa.   



Qui sopra Osimhen aggredisce la linea di passaggio tra il portiere e il centrocampista Koné, interrompendo la costruzione bassa del Téfécé. Koné a quel punto tenta di recuperare disperatamente il pallone.



E lo carica una, due volte. Osimhen, che non ha certo la struttura e la forza di Duvan Zapata, pur essendo alto quasi come lui (1,86 m vs 1,89 m), non molla perché è tignoso, testardo.
 


E poi ha gambe lunghe, agili. Insomma in un modo o nell’altro riesce a portarsi il pallone dentro l’area, incuneandosi tra due avversari.  



Ed è Koné, al massimo, a finire per terra. Da dietro allora arriva Renato Sanches, Osimhen lo vede e lo premia con un semplice tocco. Pure altruista? Adesso siamo davvero curiosi di vederlo in Italia.