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E' entrata prima nelle cronache e dopo in un campo di calcio di serie A. Si tratta di Maria Sole Ferrieri Caputi, la prima donna ad avere arbitrato una partita (Sassuolo-Salernitana 5 a 0) nel massimo campionato italiano. In pagella ha ricevuto un 6: le rimproverano un “rigorino” concesso agli emiliani. Anche i salernitani si sono un po' lamentati. Diciamo che, almeno nelle disamine post partita, la parità di genere è stata rispettata. Anzi qualcosa in più. I calciatori se non intimiditi sembravano un po' frenati, non tanto nel gioco, ma nella relazione con l'arbitro. Meno propensi alla protesta plateale, alla corsa, tra il furibondo e disperato, verso un direttore di gara dopo un presunto torto subito.

La stessa cosa era accaduta, nel 2019, alla Frappart, la prima donna arbitro (o arbitra?) per la finale della Supercoppa Liverpool-Chelsea, come se calciatori, allenatori, accompagnatori fossero di colpo diventati gentlemen, in un contesto che da gentleman non è. Questo giovane arbitro livornese, di cui si conosce l'anno di nascita, il 1990, ma non il giorno, non possiede profili social, preferisce farsi chiamare arbitro e non arbitra. Ha una laurea triennale in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Pisa più una laurea magistrale in Sociologia all'Università di Firenze. Attualmente lavora a Bergamo presso l'Adapt, un'Associazione che si occupa di Diritto del lavoro e Relazioni industriali. Allieva, si fa per dire, dell' “apripista” Carina Susana Vitulano, livornese anche lei, fra i più noti arbitri di calcio femminile (e maschile nelle serie minori italiane), che da noi passò all'attenzione delle cronache non tanto per le molteplici finali dirette, bensì per aver espulso, dopo 3 secondi, un giocatore maschio nella partita Gela-Palmese, Maria Sole Ferrieri Caputo aveva cominciato ad arbitrare nel 2015. Questa è la sua prima partita in A, non nel calcio maschile; nel 21, infatti, arbitrò Cagliari-Cittadella ottavo di Coppa Italia.
In giornate non serenissime per l' Associazione Italia Arbitri - alle tempeste sono però abituati - è diventata un fiore all' occhiello per Trentalange, il quale ne ha tessuto le lodi, definendo il suo esordio un “fatto storico”. Un fatto, che, per altro, precede di poco un parallelo ancor più rilevante: quello di un Primo Ministro donna, per la prima volta in Italia. Inutile dirlo: più del genere conta la capacità. Sono comunque, due “prime volte” importanti, a 76 anni dal diritto delle donne a votare politicamente. Si parla del 1946 quando anche l'altra metà del cielo potè finalmente esercitare un diritto fondamentale fino ad allora negato.