“Allucinante”. A sorpresa Mahmood, cantautore italo-egiziano dalle forti influenze soul e rhythm and blues, già vincitore di Sanremo Giovani, vince Sanremo 2019 ed è letteralmente incredulo al momento della proclamazione. E’ il trionfo della nuova scena musicale italiana, nella sua accezione più genuina, che dà al Festival il giusto scossone, tanto auspicato dal direttore artistico Claudio Baglioni. Sui social il vice-premier Matteo Salvini non ha perso tempo a criticare la scelta del vincitore, il che garantisce a Mahmood un valore socio-musicale ancora maggiore. Completano il podio Ultimo e Il Volo. Ecco le pagelle di CM. 

1. MAHMOOD: 7,5. Il primo pezzo trap a Sanremo esce vincitore. A dispetto del titolo, non parla di lusso ignorante, soldi e donne facili ma di come il denaro cambi i rapporti tra le persone, anche in famiglia. Fa ballare, riflettere ed è coinvolgente, il perfetto risultato del ringiovanimento apportato da Claudio Baglioni. Efficace novità. 

2. ULTIMO: 6. Il grande favorito della vigilia finisce come la Juventus in finale di Champions: con l’amaro in bocca, nonostante avesse preparato al meglio la competizione. Delusione. 

3. IL VOLO: 3. Una musica che non resta. Vecchi più del Festival, noiosi più del mare d’inverno. Più in ritardo di un Boeing da Malpensa in una giornata burrascosa. Volo Trenord. 

4. LOREDANA BERTE’: 7. Pancione finto nel 1986, squalificata nel 2008: una storia passata di esibizioni fuori dalle righe. Questa volta, Loredana colpisce più con la musica che per gonna alzata e capelli azzurro acido. Un pezzo da “standing ovation” scritto dal leader degli Stadio. Trasgressione rock. 

5. SIMONE CRISTICCHI: 6. Scrivere parole poetiche non significa necessariamente far poesia. Un brano sull’empatia che emoziona i più (la standing ovation della seconda serata lo dimostra) ma di cui ci dimenticheremo presto. 

6. DANIELE SILVESTRI feat RANCORE: 8. Il vincitore morale di Sanremo 2019 (oltre che del Premio della Critica). Emozionante e pungente. La sua Argentovivo è un pugno al cuore, colpisce l’ipocrisia di chi oggi si preoccupa di immigrati e porti, tralasciando la prigione in cui stiamo segregando i nostri figli. Perle ai porci. 

7. IRAMA: 5. Tema profondo e toccante ma il testo non è in linea con l’argomento. Più fuori luogo dei luoghi comuni nelle sue parole ci sono solo le giacche imbarazzanti proposte in queste sere. Vestito sbagliato. 

8. ARISA: 4. Un misto tra una colonna sonora Disney e la pubblicità di un ammorbidente. Arisa si sentirà anche bene ma qua a stare male è la musica italiana. Ma poi cosa vuol dire: “mi sveglio presto al lunedì, mi sento bene”?. Ridatele il gin tonic. 

9. ACHILLE LAURO: 7. Spacca in due questa edizione. E’ l’emblema del ringiovanimento del Festival. Tra rock e rap è uno dei brani più riusciti. Rolls Royce: macchina oppure droga non sarà certo lui il problema educativo per gli adolescenti di oggi. Stupefacente. 

10. ENRICO NIGIOTTI: 5,5. Ha ragione ad arrabbiarsi, canta una canzone sul nonno e lo passano sempre dopo mezzanotte. Suggerimento per il prossimo anno: un bel pezzo sul Capodanno, oppure sulle Rolls Royce. Camomilla. 

11. BOOMDABASH: 6,5. Energia, reggae e dancehall. Più che Sanremo sembra il Rototom. Il perfetto energizzante dopo la tisana di Nigiotti. Non se li filerà nessuno fino al prossimo giugno ma almeno ci hanno dato la sveglia prima del finale. Festivalbar. 

12. GHEMON: 6,5. Il suo soul-rap vecchia scuola, fuori dagli schemi, meriterebbe almeno un voto in più ma ha steccato troppo nel corso di queste sere. L’emozione non ha voce. 

13. EX OTAGO: 6,5. Si vestono di bianco, si vestono di Sanremo. Ci hanno abituati a un indie-rock più colorato ma va bene così: in fondo è solo una canzone e non è neanche male. Ma il bacio alle compagne potevano risparmiacelo. Diversamente romantici. 

14. MOTTA: 8. Il miglior cantautore italiano dell’ultimo decennio regala il pezzo migliore di Sanremo 2019. Una ballata efficace che parla di migranti, tolleranza e accoglienza. Perché in questa Italia c’è bisogno di riflettere ed essere più sociali che social: a partire dalla musica. Speranza. 

15.FRANCESCO RENGA: s.v. La voce non basta. Pezzo scialbo e che non lascia traccia. I bei tempi dei Timoria sono troppo lontani. 14 minuti senza ammonizione al Fantacalcio. 

16. PAOLA TURCI: 6. La voce più maschile tra le poche quote rosa di quest’anno, sarà contento Francesco Renga. Però che grinta. Pari opportunità. 

17. THE ZEN CIRCUS: 7,5. Non si snaturano, mettono sul campo la vena rock impegnata come se fossero al MiAmi tra birre e salamelle. Un testo intelligente che parla di tolleranza e uguaglianza, senza sfociare in temi politici. Naturali. 

18. FEDERICA CARTA E SHADE: 6. Fieri rappresentanti del mainstream nel rap di oggi. Ritornello da tormentone su rime non troppo complesse ma efficaci. Shade è bravo a chiudere barre ma ad ammiccare con i passaggi radiofonici lo è ancora di più. C'è potenziale, ma non si applicano. 

19. NEK: 5. Sembra ancora quello di Laura non c’è. Fisicamente, il che è positivo, ma anche nella musica, scontata e adolescenziale anche alla soglia dei 50. Peter Pan. 

20. NEGRITA: 5,5. Sanremo non è l’habitat della band di Arezzo e si sente. La loro I ragazzi stanno bene sarà perfetta nei loro live ma all’Ariston non ha colpito nel segno. Pesci fuor d’acqua. 

21. PATTY PRAVO E BRIGA: 6. Sembra una bambola, ma quella assassina di Tom Holland: se la fai girare si frantuma in mille pezzi. L’unica cosa che non si spezza è la sua voce, eccellente e profonda come sempre. Classe “cristallina”. 

22. ANNA TATANGELO: 2. Ci ha provato anche Bisio a interromperla, approfittando di un momento di commozione durante la finale. Siamo stati costretti a sentire la sua esibizione fino alla fine. Punizione musicale. 

23. EINAR: 5. Oggi ho aperto tre baci Perugina, ho messo insieme i messaggi, ci ho aggiunto una base alla Justin Bieber ed è uscito il pezzo di Einar a Sanremo. Buon San Valentino. 

24. NINO D’ANGELO: 2. Una sola domanda: perché? Se non c’è una quota “terza età”, al Festival non invitiamolo più, grazie.