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Ennesimo ritorno a casa base, stavolta, forse, per rimanere. Riccardo Saponara ritrova in maglia viola la guida tecnica di Vincenzo Italiano e parla da leader nella conferenza stampa odierna, direttamente dal ritiro di Moena: 
Io avvantaggiato? “Lo spirito del Mister è quello che ha fatto la differenza a La Spezia... Io sono stato fortunato a lavorare con lui, ci siamo sentiti anche durante le vacanze per uno scambio di opinioni. Penso di partire avvantaggiato perché conosco le sue richieste, non sono difficili per cui penso che tutti i giocatori riusciranno a capire il suo gioco in poco tempo. Io devo aiutare nell'apprendimento i ragazzi più giovani”.
 
Cambio ruolo? “Credo che sia una crescita calcistica, lo facevo all’inizio della mia carriera a Empoli e nel Ravenna. Da trequartista si notano meno certe caratteristiche. Il primo a mettermi in quel ruolo è stato Liverani a Lecce, mentre l’anno scorso a La Spezia l’input fu mio, Italiano mi ha chiesto di scegliere fra esterno e mezzala. Mi trovo molto bene”.
 
E’ la volta buona? “Ogni giocatore ha bisogno dell’allenatore in grado di farlo rendere al meglio. Italiano è questo per me, so di avere la sua stima e la cosa è reciproca. Se la Fiorentina mi riterrà idoneo al progetto di quest’anno, io sarò contento di rimanere”.
 
Decisione di andare a La Spezia? “Credo di essermi imposto fin da subito, anche se poi sono stato fermo 45 giorni per via di un infortunio al piede. Secondo il Mister posso rimanere, ma sono ovviamente aperto a qualsiasi possibilità”.
 
Vlahovic? “E’ un po’ il mio fratellino, gli voglio bene. Mi impressionò da subito, nella timidezza si vedevano già delle grandi qualità. Ecco, lui l’anno scorso è stato messo nelle condizioni di esprimersi al meglio, è stata fatta una scelta su di lui. Quest’anno la guida tecnica credo sia quella giusta anche per lui. Negli ultimi anni siamo stati sottotono, ma abbiamo il materiale per tornare a far bene”.
 
Europa? “Sarebbe bello, ma il percorso non è semplice né immediato. Credo che ci siano giocatori adatti a puntare in alto, andranno valorizzati con il giusto sistema di gioco. C’è un po’ di ruggine, ma il valore di questa squadra non rispecchia le ultime classifiche”.
 
Seconda giovinezza? “Ho avuto tanti alti e bassi, magari tanti ostacoli me li sono creati anche da solo. Ora credo di poter essere un punto di riferimento nello spogliatoio, trasmettere quello che ho vissuto fino ad oggi e far crescere i giovani presenti in rosa”.
 
Ricordi? “L’annata della scomparsa di Astori è ancora vivida. Si è creato un legame forte non solo per quel tragico evento, ma anche per il gruppo che eravamo. Quella è stata l’ultima Fiorentina che non ha reso al di sotto le aspettative”.
 
Rimpianti? “Sono stato sempre introspettivo e costruttivo con me stesso. Ho vissuto la mia carriera in modo particolare. Non c’è una scuola per vivere il calcio, sono arrivato forse troppo presto in un palcoscenico importante. Se mi guardo indietro sicuramente ho dei rimpianti, ma non mi interessa: sento di avere in mano la mia vita e la mia carriera, voglio divertirmi, giocare, aiutare chi mi sta intorno e ripagare la fiducia di chi ha voglia di puntare su di me”.
 
Esterni con Italiano? “Serve grande ampiezza. Lui chiede di rimanere larghi per creare spazi interni per le mezzali tra le linee. Poi c’è esterno ed esterno, a me può chiedere il palleggio, a Callejon la profondità, a Sottil il dribbling. E’ previsto un lavoro intenso di catena, tra terzino, mezzala ed esterno, e movimenti alternati nel buttarsi dentro”.
 
Giovani? “Ho sempre avuto un debole per Dalle Mura e Dutu, rompo loro sempre le scatole perché li vorrei svegliare, vorrei che facessero il salto di qualità il prima possibile. Potrebbe essere l’anno di Sottil, che è il più vicino ad esplodere, Maleh è un giocatore davvero interessante e in generale ci sono davvero ottimi prospetti”.