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Che Vlahovic avesse intenzione di lasciare la Fiorentina, lo si era capito da tempo. E in fondo ci sta: lo corteggiano alcuni tra i più grandi club d’Europa, è comprensibile - con tutto il rispetto per i viola - che voglia provare a confrontarsi a un livello più alto, oltre a guadagnare di più. Commisso ha fatto il massimo per trattenerlo, con un’offerta eccezionale per le possibilità della sua società: 4 milioni di euro più bonus sono tantissimi per le casse dei toscani. Era legittima la speranza del presidente che il ragazzo serbo accettasse la proposta, magari per poi andarsene a giugno sfruttando la clausola rescissoria. Ma anche sull’entità di questa è nato un problema.

Nonostante l’apprezzamento per lo sforzo di Commisso, va riconosciuto a Vlahovic il diritto di non firmare: non è scritto da nessuna parte che debba sottoscrivere un contratto che non ritiene gli convenga. Questo riguarda lui come qualsiasi professionista, calciatore o meno. Forse avrebbe potuto essere più chiaro in tempi differenti, senza prolungare così a lungo questa storia che ha soltanto alimentato la tensione attorno a lui. Ma non è una colpa grave: sicuramente ha pensato all’offerta, magari è stato tentato dalla possibilità di accettarla, poi ha deciso in modo differente (i procuratori gli hanno suggerito di prendere questa strada, anche questo ci sta).

Ora si apre un altro fronte: la gestione di Vlahovic da qui al momento in cui sarà ceduto. Già, e quando se ne andrà? Probabilmente succederà nel prossimo giugno ma - chissà - potrebbe anche capitare a gennaio. Oppure mai: Commisso in teoria ha la possibilità di tenerlo a Firenze fino al 30 giugno 2023, giorno della scadenza naturale del contratto. Ma non lo farà: un uomo d’affari come Rocco non rinuncia ai soldi della cessione di un giocatore così importante per una questione che sarebbe esclusivamente di principio; tra l’altro anche il rendimento del calciatore quasi sicuramente ne risentirebbe.
Come vivranno Firenze, Commisso e Vlahovic il periodo che li divide dal divorzio? E’ una domanda che nasconde mille insidie e tanti pericoli. In Italia fatichiamo a accettare che un calciatore decida di cambiare squadra: diventa subito un traditore, un irriconoscente, l’obiettivo di contestazioni (Donnarumma al Milan è solo l’ultimo protagonista involontario). E ciò condiziona, inevitabilmente, il suo rendimento e quello della squadra. Ecco, è proprio questo che i tifosi viola devono evitare: trasformare il caso Vlahovic in un ostacolo per il rendimento della Fiorentina. Sarebbe un peccato per una formazione che sta funzionando bene e sarebbe anche ingiusto: la scelta di Dusan può fare male e ferire, ma merita rispetto.

@steagresti