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Non perdeva una sola partita della sua Scozia. Così come difficilmente non compariva in tribuna quando a giocare erano i Rangers di Glasgow. Era capace di abbandonare il set ovunque si trovasse nel mondo per fare un blitz calcistico in patria. Sean Connery, uno dei grandi scozzesi, era un appassionato autentico.

Questa sera, semmai potesse scendere dalle nuvole e confondersi in mezzo agli altri tifosi, anche ”James Bond” sarebbe imbarazzato o comunque sottilmente turbato. La nazionale del suo Paese si giocherà il primo round delle qualificazioni mondiali contro un avversario che da più di cento giorni vive una tragedia umana dalle proporzioni apocalittiche la quale non può, a livello emotivo, lasciare indifferente il mondo.
Il match tra Scozia e Ucraina, insomma, potrebbe riproporre in copia carbone ciò che è avvenuto di recente all’Eurofestival della canzone di Torino dove a vincere non è stato il motivo musicale più bello ma quello che maggiormente ha coinvolto, non per ragioni artistiche ma per motivazioni umanitarie, le giurie popolari le quali hanno assegnato il trionfo al gruppo arrivato da Kiev.

Chiaramente i due “casi” non sono sovrapponibili anche soltanto per il fatto che il risultato della gara di questa sera sarà frutto del valore e dell’impegno dei giocatori in campo e non di un verdetto esterno. Eppure anche il fattore psicologico avrà la sua importante valenza e di questo si avvantaggeranno gli ucraini i quali potranno contare sull’appoggio e sulla solidarietà dell’intera Europa la quale, davanti alla televisione, opererà un gigantesco “mantra” per i cavalieri di Zelensky. James Bond compreso.