Un grande del nostro calcio oggi sta mettendo la sua esperienza al servizio dei giovani. In redazione è venuto a trovarci Evaristo Beccalossi, storico ex fantasista e bandiera dell'Inter che oggi è diventato Capo Delegazione della Nazionale Under 19, una delle selezioni giovanili più importanti del "vivaio Azzurro" che sempre più spesso, da quando Roberto Mancini è diventato il CT, offre alla Nazionale giovani di talento e prospettiva. Giovani che Beccalossi vuole provare a portare, con passione ed entusiasmo, ad un livello sempre più alto. L'Italia Under 19 si giocherà dal 20 al 26 marzo l'accesso alla fase finale dell'Europeo di categoria e con Beccalossi abbiamo fatto il punto sullo stato attuale del calcio giovanile italiano.

Com'è vivere il ruolo di Capo Delegazione di una nazionale così importante come l'Under 19?
"È una grande ma bella responsabilità. Hai la supervisione di quello che è un intero movimento e non solo dei ragazzi che poi vanno in campo. Mi devo raffrontare con lo staff tecnico, con i preparatori, i match analyst. Io provo a dare consigli, mi piace stare a contatto diretto con i calciatori perché a volte basta poco, una parola o un consiglio, per cambiare una partita o anche di più in ragazzi così giovani".

Per la fase Elite il sorteggio non è stato benevolo. Come arriva l'Italia di Federico Guidi a questo passaggio cruciale della stagione?
"Diciamo innanzitutto che abbiamo fatto un primo girone da applausi, con 3 vittorie su 3 e il passaggio del turno a punteggio pieno. Il sorteggio poteva andare anche peggio in realtà, ma ciò che più mi ha coinvolto è stato cercare di invertire il percorso di avvicinamento (5 amichevoli, di cui le prime 3 perse) che ha visto tanti esperimenti che hanno un po' tolto entusiasmo. Con qualche intervento, anche nelle scelte, abbiamo però riportato la squadra nei binari contro Francia e Spagna e sono convinto che faremo bene contro Serbia, Ucraina e Belgio".



La Nazionale Under 19 è l'espressione dei migliori talenti del campionato Primavera. Recentemente le nostre squadre sono state tutte eliminate in Youth League e c'è la sensazione di essere indietro rispetto al resto d'Europa. Come e dove si può migliorare ancora?
"Dobbiamo partire dal presupposto che quando sono arrivato in Nazionale ho trovato un ambiente molto organizzato, strutturato e avviato con idee e concetti chiari e condivisi. Credo che ora lo step in più che dobbiamo provare a fare è uscire dai concetti di schemi o dettami tattici e provare a valorizzare la qualità che da sempre noi italiani sappiamo produrre. La tattica serve, ma non ci si può fermare a quella. Bisogna liberare la fantasia. Anche nelle nostre squadre Primavera si deve fare questo step. All'estero da questo punto di vista sono molto più avanti anche se magari sono un po' più indietro dal punto di vista tattico".

Fantasia e libertà, non sempre parole associabili ai giovani di oggi...
"Al contrario. Anche io quando sono arrivato in questo ambiente avevo questo preconcetto e pensavo di trovare ragazzini "viziati" e troppo coccolati. Invece ho trovato un gruppo coeso, di ragazzi positivi e propositivi, con tantissima voglia di ascoltare e imparare. I giovani hanno sempre bisogno di consigli, che però devono arrivare da persone credibili, che sanno cos'è il calcio all'interno del campo da gioco e aperte nei loro confronti. Liberare la fantasia e toglierli da schemi tattici prestabiliti è anche questo. Stimolare la giocata individuale, il colpo che ti può risolvere le partite. È questo che cerco in questa esperienza". 

Dall'Under 19 vice-campione d'Europa con Nicolato sono usciti giocatori che Roberto Mancini ha chiamato in Nazionale come Zaniolo e Tonali. Ci sono altri ragazzi che potrebbero ripetere questo percorso? 
"Ci sono ragazzi molto forti, tanti sono già saliti come Kean, ma penso anche a Bastoni oppure Luca Pellegrini. In questa Under 19 sicuramente hanno talento da vendere Nicolò Fagioli (classe 2001 della Juventus) e Alessio Riccardi (classe 2001 della Roma). Sono probabilmente i più pronti per il salto, ma la differenza la fa sempre l'esperienza. Anche Salcedo (2001 dell'Inter) Portanova (2000 della Juve), Candela (2000 del Genoa) e Bellanova (2000 del Milan) hanno grandi prospettive, ma solo giocando con continuità si impara a stare in campo. Le prossime scelte saranno fondamentali e io consiglio di fare come Esposito (2000 ex-Inter) che oggi pur di giocare è andato al Ravenna ed è diventato fondamentale in questo gruppo.



A proposito di Tonali, è già pronto per una big? 
"Sì e vi dico anche perché. Sandro ha una personalità già ben definita, è maturo e sa bene quello che può dare in campo. I due anni di esperienza in Serie B sono fondamentali e ora è pronto per una big e può giocare già da titolare, ma deve trovare una squadra in cui poter avere spazio. Penso a Inter e Milan, non lo vedrei bene invece nella Juventus perché la concorrenza inizierebbe a chiudergli troppo spazio e lui ha bisogno di giocare".

Era prevedibile l'esplosione di Zaniolo con la Roma?
"Sarebbe facile dire di sì oggi, ma in realtà io vi dico di no. Perché che avesse qualità era evidente e io voglio premiare chi ha lavorato per e con lui per farlo crescere in questo modo. Però veniva comunque da un campionato Primavera senza aver mai giocato nel calcio dei grandi. È stata brava la Roma a lanciarlo e continuare a credere in lui perché la chiave resta quella di giocare il più possibile".