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Dan Friedkin ha preso la Roma per poterla migliorare. Un’operazione, ha confidato alla moglie e ai figli, eccitante, ma anche conveniente. Margini di crescita e di investimento, ma non solo. Friedkin, come riferito dal Corriere dello Sport, non compra la Roma solo per poi rivenderla: “Sono convinto che il marchio Roma possa espandersi e apprezzarsi. Che i ricavi debbano aumentare. E che sia fondamentale vincere qualcosa, essendo una squadra di calcio”. E poi, ha una passione smodata per Roma, come raccontato ai suoi collaboratori: “Sono innamorato di questa meravigliosa città sin dal primo giorno. E’ piena di vita e di storia. Ho deciso di investire qui perché voglio lasciare un segno anche nella storia sportiva della città”.

STADIO E INVESTIMENTI - Friedkin ha capito subito quanto sia centrale la questione riguardante lo stadio nuovo. Ha tergiversato su Tor di Valle ma, se il comune dovesse prendere ulteriore tempo o negasse i permessi per l’apertura del cantiere, potrebbe ricominciare in un’altra area. Il piano economico resterà invariato: Friedkin potrebbe chiedere alla Uefa un nuovo accordo (voluntary agreement), o potrebbe direttamente immettere liquidità al bilancio dal prossimo giugno. Ci saranno sempre le plusvalenze, fondamentali per tutti i club, ma l’intenzione è di trattenere i migliori, a meno che non siano i giocatori stessi a chiedere di andare via.
RIVOLUZIONE - Il figlio Ryan, appassionato di cinema e calcio, è pronto a trasferirsi a Roma, per seguire in prima persona la società, con ruolo da definire. Non dovrebbe ancora avere un ruolo operativo, come ad esempio ha Zhang jr all’Inter, ma sarà una figura di raccordo tra proprietà e management italiano. Il consiglio di amministrazione verrà poi rivoluzionato, con l’uscita di tutti gli uomini di Pallotta. Franco Baldini resterà solo se accetterà un compito di pura consulenza. Potrebbe invece rientrare in gioco Baldissoni.