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Frosinone, preoccupa la difesa: ora i numeri sono impietosi. E DiFra…

Frosinone, preoccupa la difesa: ora i numeri sono impietosi. E DiFra…

  • Roberto De Luca
Dei segnali c’erano già stati. Chiari e diffusi lungo il cammino. Celati dietro il nascondino di una proposta di gioco schiacciante. L’angolo del rifugio giallazzurro potrebbe definirlo qualcuno. Ma ora che il campionato è un frullatore di energie mentali e fisiche, le mancanze son venute fuori con fare imponente: il Frosinone è un colabrodo in difesa. Dopo le cinque sberle prese dalla Fiorentina, il “primato” di gol subiti si è rafforzato. Quella ciociara è la retroguardia più perforata del campionato con quarantanove marcature incassate. Cifre preoccupanti e significative.

BLACKOUT - La fotografia del limite del Leone è tutta lì, nello spazio del rettangolo verde posto dinanzi a Turati. Perché la squadra di Di Francesco gioca bene, sviluppa calcio e costruisce occasioni al cospetto di chiunque. Lo ha fatto anche a Firenze, sprecando l’impossibile. Il problema vero è che basta un semplice pallone buttato dagli avversari all’interno dell’area per generare il blackout totale. Affondare il coltello nella piaga analizzando uno ad uno gli errori dei singoli sarebbe esercizio fin troppo semplice in questo momento, ma basta citare il più bersagliato per rendere limpido l’esempio: Romagnoli domenica nel primo tempo non era fra i titolari, eppure il parziale diceva 3-0 per la Viola. Un’istantanea eloquente, preziosa per palesare la presenza di limiti tecnici strutturali - e individuali - difficili da colmare mediante il lavoro di campo. E che superano le superflue logiche della caccia al colpevole.

I NUMERI - I numeri, come sempre, non mentono. Il dato riguardante i gol attesi al passivo (xGA), in particolare, certifica le dinamiche del rettangolo verde: 43.36 il dato in questione relativo ai ciociari che, sostanzialmente, hanno visto gonfiarsi la propria rete 5.64 volte in più rispetto al quantitativo preventivato dall’apposita statistica. Solo in due occasioni (escludendo il Napoli in Coppa Italia, ndr) la porta è rimasta inviolata su un totale di ventiquattro partite disputate. A questi aggiungiamo il rendimento esterno: il Leone, oltre a non aver mai vinto fuori casa, ha subito ben 2,5 gol di media a partita (30 incassati in 12 gare). Lievemente migliore la situazione allo “Stirpe”, con una media di 1,58 (19 reti giunte in 12 sfide). Sorprende, entrando nel merito, la modalità con cui i rivali arrivano a gioire. Quasi sempre a difesa schierata, nonostante una copertura territoriale “base” dell’area. A fare la differenza errori tecnici o di posizionamento dei singoli, fatali oltremodo nell’appesantire un bilancio fin qui dominato dalla negatività. E niente di tutto ciò è imputabile all’atteggiamento offensivo di Mazzitelli e soci. Anzi, paradossalmente lo spirito assunto ha limitato - in parte - i danni. Della serie: più si gioca lontano dagli ultimi sedici metri, maggiori sono i benefici. 

ZERO ALIBI - Detto con chiarezza: è lecito attendersi di più, ma neanche eccessivamente. Per i miracoli DiFra non si è ancora attrezzato, nonostante ci sia andato vicino. È con le sue idee che il Frosinone è riuscito a macinare punti preziosi - e insperati - nel girone d’andata, conquistando tutti nel solco di un calcio dispensatore di divertimento. Ed è mediante quelle idee che la classifica continua a recitare +4 sulla zona retrocessione. Ma la difesa colabrodo c’è sempre stata e l’emergenza infortuni ha accentuato le problematiche. Gli alibi, però, non possono fare la voce grossa davanti a numeri così impietosi. Forse sul mercato si sarebbe potuto far di meglio sia in estate che in inverno, ma anche in questo caso nulla muta. Il direttore Angelozzi ha fatto più del massimo con risorse esigue, non paragonabili minimamente a quelle sfruttate dai suoi colleghi di altri club in lotta per lo stesso obiettivo. Per le analisi definitive ci sarà tempo, di sicuro urge comunque una svolta per invertire un trend difensivo disastroso. Nell’atteggiamento e nella concentrazione, soprattutto. Basterà e ci si riuscirà? Ai posteri l’ardua sentenza. E tra cinque giorni c’è la Roma. 

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