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“Tu quoque, Hadriane, fili mi!” pare abbia detto Berlusconi a Galliani dopo aver letto l’intervista di quest’ultimo al Corriere della Sera. Non tanto per il ricordo delle glorie passate vissute dalle squadre milanesi (generosamente è stata inclusa anche l’Inter) e nemmeno per i proclami di un Monza presto in serie A. No. 
Piuttosto per quell’ accenno, divenuto poi il titolo ripreso da siti e giornali, a Wanda Nara. Secondo l’Adriano, figlioccio (calcistico) di Giulio Cesare Berlusconi, Wanda avrebbe subìto un attacco maschilistico: se Raiola o Mendes avessero dette le stesse cose su un loro assistito, non si sarebbe scatenato alcun putiferio.

Che il luogo comune di una Wanda Nara perseguitata in quanto donna fosse perpetrato da alcuni giornalisti, ci sta; che Collovati abbia espresso una solenne stupidata dicendo che “le donne non dovrebbero parlare di calcio", anche. E’ però solare come la procuratrice Wanda, nella gestione del suo assistito/marito Icardi quale giocatore dell’Inter, non abbia dimostrato un accettabile grado di professionalità. Non risulta che Mendes o Raiola abbiano mai parlato “di compagni di squadra non all’altezza di un proprio assistito” o che abbiano letteralmente spaccato lo spogliatoio facendo nomi e cognomi, o che abbiano indotto il proprio patrocinato a scioperare o che abbiano pianto in televisione, nobilitando, con le lacrime, più vili interessi pecuniari. Magari, tramano, trescano, lucrano commissioni milionarie, dichiarano che i propri assistiti meritano più attenzione, ma tutto quel tiki-taka naresco, tra social, televisioni, twitter, esibizioni sentimentali in diretta, figli e famiglia allo sbando… non lo hanno mai praticato.

La “colpa” di Wanda, insomma, non è quella di essere donna, ma di essersi dimostrata una non eccelsa procuratrice, e criticarla per questa ragione non significa essere maschilisti. La vicenda, di cui è stata la principale protagonista, ha forse condotto a risultati apprezzabili? No. A pochi giorni dalla chiusura del mercato chi ci ha guadagnato? Il bomber, con una stagione da ex? La sua squadra? Tanto meno la coppia, divenuta assai poco affidabile (sul piano professionale). Per i risultati ottenuti, trattasi dunque, di una condotta, quella della procuratrice in questione, criticabile oppure no perché appartenente al gentil sesso?

Quel gentil sesso trattato dal padrino/patrigno di Adriano, in ogni sua veste (non ultima in quella politica) con una spregiudicatezza che dire libertina è dir poco.
Il re del Bunga Bunga cosa dovrebbe dire di fronte al “banally correct” del suo figliastro Adriano? Solo questo. Allargare le braccia e proferire il classico “Tu quoque…”. Oppure, vista la nuova squadra, ricordargli la monaca di Monza.