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    Gatti, da Monza a Monza è diventato uno vero: il simbolo della Juve oggi è lui

    Gatti, da Monza a Monza è diventato uno vero: il simbolo della Juve oggi è lui

    • Nicola Balice
    Un passo alla volta, Federico Gatti ne ha tagliati di traguardi, ne ha chiusi di cerchi. Con il gol di Monza è riuscito a chiuderne un altro bello grande, emotivamente importante. Nella passata stagione proprio in questo stadio aveva vissuto una delle prime occasioni da titolare, fallendola clamorosamente: un errore dietro l'altro, la Juve ridotta in dieci per il rosso ad Angel Di Maria poi finiva per perdere a causa del gol di Gytkjaer perso in marcatura da Gatti. Prima storica vittoria del Monza alla prima di Palladino in panchina e Gatti rimandato a tempo indeterminato. C'è voluto un bel po', ma da marzo in poi è cambiato qualcosa, anzi tutto, almeno per lui. E pure in questa stagione ha saputo dimostrare di non lasciarsi abbattere da un errore, come quello da incubo sul campo del Sassuolo. Un partita di pausa e poi di nuovo titolare, a fare il suo in una difesa che senza quello scivolone sarebbe la meno battuta d'Europa probabilmente. Con il gol che ha sbloccato il derby, con questo che ha portato la Juve di nuovo in vetta alla classifica aspettando Napoli-Inter, proprio a Monza.

    SENZA LIMITI – Non piacerà agli esteti, qualche sbavatura se la concede ancora e pure il gol del pareggio del Monza vede un pizzico di suo zampino tenendo in gioco quel giocatore che gli sfugge alla marcatura e influenza Szczesny pur non deviando il cross di Carboni. Ma subito dopo è nell'area avversaria, la cicca e poi la scaglia in rete di prepotenza, prendendosi la copertina come e più di Adrien Rabiot che gli aveva pure servito l'assist al bacio. E ai suoi tifosi, ai suoi compagni, ai suoi allenatori invece piace tanto, piacerà sempre di più, il rinnovo ufficializzato nelle scorse settimane è premio giusto. Il perché lo spiega con le dichiarazioni a caldo: “Emozione pazzesca segnare un gol così importante, ci eravamo detti prima che alla fine dovevamo essere in cima. Alla fine eravamo tutti stanchi, me compreso. Ci crediamo, assolutamente. Loro sono tosti, compatti, l'anno scorso non ci avevamo fatto un punto. Io vivo per il gruppo, sono disposto a dare tutto per questa che è la mia seconda famiglia, si creano dei legami strettissimi”. Con un altro cerchio che si chiude: “L'anno scorso ho perso Gytkjaer sul gol decisivo? Sì, vero, avevo sbagliato, ma mi è servito ancora di più per lavorare e oggi abbiamo chiuso il cerchio”. Bello grande. Come “Gattone”.

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