Lui non abita più lì, ma in un cassetto di qualche scrivania a Casa Milan deve essere rimasto il suo righello. Si, quello con il quale il geometra Galliani tirava le righe per definire i fuorigioco, stabilire se un giocatore era dentro oppure oltre la linea della difesa avversaria. Leggendaria l’elaborazione fatta dall’ex Ad rossonero, nel 2015, dopo un gol di Tevez al Milan (regolare, ndr). Per tutti i decenni in cui è stato dirigente, al Milan valevano le misurazioni fatte con quel righello. Potevi mostrargli 100 fermo-immagine, oppure 1.000 riprese, fatte da ogni possibile angolazione, persino quelle tridimensionali , ma loro si fidavano ciecamente soltanto delle letture prospettiche elaborate dal geometra col suo righello. 

Ancora in uso, a quanto pare. Da Gattuso all’ultimo vassallo della corte rossonera, tutti ancora fermamente convinti che- in Supercoppa - il fuorigioco di Cutrone non ci fosse. Non azzardarti a dargli torto perché si imbestialiscono, e, se ti hanno a tiro, ti spaccano pure lo smartphone, magari soltanto  perché  hai provato a mettere in discussione le loro certezze assolute. Meno male che, dopo l’ultimo tempestoso boxing-day natalizio, ci si era raccomandati di abbassare i toni, evitare le polemiche, di essere tutti un po’ più buoni e concilianti. In una parola: più sportivi. Resta da capire, però, come viene declinato dai singoli il concetto di sportività. Tipo: se mi dai ragione, sei un bravo giornalista, se non me la dai sei fazioso.

Il post-gara di Jeddah si è trasformato, purtroppo, in un suk di lamenti esagerati, talvolta anche oltre la buona creanza. Basta scorrere il comunicato del Giudice Sportivo, con le motivazioni delle squalifiche per l’allenatore e un medico del Milan (parole offensive, insinuanti, dispregiative verso l’arbitro pronunciate con toni minacciosi e arroganti) per capire quanto si fossero surriscaldati gli animi a fine partita. La rabbia per la sconfitta è comprensibile ed umana, soprattutto dopo aver disputato una buona gara come ha fatto il Milan,ma non può nemmeno essere cieca, e farti dire ciò che non devi, insinuando – come al solito - smaccati favoritismi dell’arbitro nei confronti del tuo avversario.  
Purtroppo una consuetudine sempre più frequente da parte di quanti incontrano la Juve, e i milanisti non ne sono esenti. Tutt’altro, sono tradizionalmente tra i più astiosi. “Capita sempre con loro!!” fu lo sfogo di Donnarumma, urlato davanti ad una telecamera dopo un rigore subìto all’ultimo minuto di recupero, seguito  poi dalla scritta “Ladri” graffitata  da una mano anonima nello spogliatoio del J Stadium.  Per non parlare del convulso post-partita dopo il gol (regolare) annullato a Muntari nel 2011, sebbene nella medesima partita l’arbitro avesse annullato un gol (regolare) pure allo juventino Matri. Ogni qual volta escono sconfitti dal confronto (e quella di Jeddah è stata la 7° consecutiva) da veri diavoli scatenano l’inferno, trascinandosi dietro l’intero universo anti-juventino che non aspetta altro pur di poter dare addosso alla Juve. Una solidarietà (pelosissima) che stavolta si è addirittura esplicitata nell’ hashtag #JuveOut diventato subito virale e “di tendenza”, con relativa pagina creata ad hoc, su Twitter, da un interista, per un’insolita ma quanto mai funzionale alleanza contro natura. Sto con Cruciani: iniziativa patetica e da sfigati.

Tanto quanto i lamenti a fine partita del Milan, da parte tesserati,opinionisti e tifosi. Perché non si possono rimarcare oltre misura i potenziali torti subiti, oscurando completamente quelli che hanno sfavorito la Juve. Un vizietto che a Milano i cugini si palleggiano sulle due sponde del naviglio. Abbiamo già ricordato il gol di Matri, ma potremmo ricordare  pure la validissima rete di Pjanic nel 2015 , il rigore concesso al Milan per il colpo d’ascella di Isla nel 2012, e magari mettere a confronto il mani di Benatia nell’ultima sfida di campionato a quello commesso da Zapata proprio in questa Supercoppa, e ben più clamoroso del contrasto Conti/Emre Can ci sarebbe pure il fallo da dietro di Paquetà su Ronaldo mentre si appresta a calciare il pallone.

Assodato che in Arabia Banti e i suoi collaboratori non hanno avuto una serata felicissima, se davvero – come sostengono Gattuso, Romagnoli, Calabria e i lacchè di corte – avesse voluto davvero favorire la Juventus, gli avrebbe concesso almeno uno di quei due possibili rigori chiesti dai bianconeri, e la partita si sarebbe chiusa lì.  Ma non lo ha fatto. Non se l’è sentita? Probabilmente si, e questo fa crollare il castello  di accuse montato dai milanisti. Controreplica rossonera: perché Buffon e Chiellini possono dare di matto quando gli fischiano contro un rigore in Champions, e Gattuso non deve permettersi di protestare a Jeddah? Premesso che pure Buffon e Chiellini, in quella specifica occasione, esagerarono con le proteste e furono giustamente sanzionati, resta il fatto che la Juventus stava vincendo per 0-3 al Bernabeu contro il Real, mentre  il Milan ha perso la settima partita di fila con la Juve. Sette sconfitte sono tante, giustificarle con gli aiuti arbitrali (“sono riusciti a rubare anche questa”)  significa voler negare una manifesta inferiorità nei confronti dell’avversario. Sancita pure dai punti accumulati dalla Juventus negli anni che vanno da Conte ad Allegri, e solo sul Milan sono 214 in più.
Ma forse è più comodo, e redditizio in termini mediatici, passare dal gol di Muntari al fuorigioco di Cutrone, ricalcolato col righello di Galliani.