Quando ormai un derby duro e brutto sembrava aver sottratto punti sia all’Inter che al Milan - e le due squadre stranamente apparivano appagate e anche un po’ fiere di uno stinto 0-0 - Gigio Donnarumma ha regalato il successo agli avversari. E’ vero che sul cross di Vecino, al 92’ già scoccato, Musacchio perde la marcatura del centravanti argentino, ma è altrettantio vero che su un pallone così o si esce con precisione e sicurezza, o si resta in porta. Il giovane portiere ha sbagliato tempo e misura, spalancando la porta ad Icardi.

Sarebbe forse ingiusto scagliargli la croce addosso e, magari, invocarne la giubilazione a vantaggio di Reina (che, comunque, giocherà giovedì in Coppa, secondo accordi con Gattuso), ma programmare un periodo di riflessione, nel quale Donnarumma abbia modo di rivedere e rivedersi, non sarebbe esattamente una punizione.

In passato anche numeri 1 più forti e vincenti di lui - il primo che mi viene in mente è Tacconi - sono finiti per qualche tempo in panchina. Eravamo alla Juve e la allenava Giovanni Trapattoni. Dopo quella parentesi Tacconi è rimasto Tacconi, conquistando tutto il conquistabile (scudetti, coppe nazionali, tutte le coppe internazionali di ogni ordine e grado, perfino quelle che adesso non ci sono più come la Coppa delle Coppe), Trapattoni prese una decisione impopolare, ma saggia e tutti ne ebbero beneficio. Gattuso annoti, poi faccia come crede.

Ridurre il derby all’errore di Donnarumma è grossolano, ma non è sbagliato. Primo, perché la partita era finita. Secondo, perché la ripresa era stata giocata poco e male sia dall’Inter che dal Milan. Terzo, perché gli attaccanti erano forse stati, fino a quel momento, tra i peggiori in campo.

Tuttavia, se ci attenessimo alla conta delle occasioni, l’Inter ne ha avute di più e, almeno fino all’intervallo, ha giocato con maggiore intraprendenza e coraggio. Seppure a sprazzi, la squadra di Spalletti ha esercitato un pressing alto e convincente che spesso ha inibito il palleggio del Milan. Buono anche il ritmo con qualche punta massima che ha messo in difficoltà centrocampisti e difensori rossoneri. Gli uomini di Gattuso hanno mostrato la corda anche sulle palle inattive (soprattutto i calci d’angolo) e sui cross dalla trequarti.

Tutto ampiamente previsto, in considerazione del fatto che strutturalmente i nerazzurri sono una squadra fisicamente tra le più forti. Da un cross di Brozovic (12’), sfiorato dalla testa di Vecino, è disceso il gol di Icardi annullato per fuorigioco (decisione giusta). Un’azione analoga, nell’altra area, ha inficiato la rete di Musacchio (41): il cross di Suso è infatti toccato di spalla da Romagnoli quando il compagno di reparto è già al di là della linea di passaggio (il Var non poteva che confermare).

In sede di anteprima, cioé con quasi dodici ore di anticipo, avevo scritto che avrebbe vinto l’Inter perché ha giocatori più forti del Milan, nonostante i rossoneri giochino meglio la palla. Resto convinto della mia valutazione, anche se in questo derby l’espressione corale del Milan si è vista poco e prevalentemente nella fase di non possesso.

L’Inter, dunque, ha meritato i tre punti? Credo proprio di sì. Non foss’altro perché i nerazzurri hanno anche colpito l’incrocio dei pali (33’) su girata di de Vrij, a seguito del solito calcio d’angolo di Vrsaliko.

C’è da aggiungere, poi, che Spalletti ha vinto la partita, nonostante l’infortunio di Nainggolan (non ci sarà a Barcellona), costretto ad uscire dopo un cozzo tremendo con Biglia. A tutta prima sembrava che l’intervento scomposto dell’argentino fosse meritevole non del giallo, ma del rosso. Ad una visione più attenta, invece, è stato proprio Nainggolan a calpestare, del tutto involontariamente Biglia, pur uscendone malconcio (distorsione alla caviglia sinistra). Dalla panchina è stato prelevato Borja Valero, schierato dietro le punte come il belga, cioé senza mutare compiti e sistema di gioco.

Icardi si è visto al momento giusto (anche se Romagnoli, al 41’, è stato tempestivo in una chiusura in area quasi vincente), Higuain mai. A parziale scusante dell’ex napoletan-juventino, va detto che il Milan ha giocato una buona partita difensiva (eccetto per lo svarione finale), lasciandolo senza appoggi e aiuti. Lui era in una di quelle serate completamente avulse, ma giocare in una squadra con baricentro basso e con i centrocampisti poco propensi a inserirsi e, soprattutto, a dialogare, è veramente triste.

Né meglio è andata con Cutrone (al 73’ per Calhanoglu) perché di fatto l’ex ragazzo della Primavera giocava largo a sinistra. Viene da chiedersi se Gattuso abbia qualche responsabilità nella sconfitta. Per me no, casomai - come ho detto - dovrà ripensare all’intoccabile titolarità di Donnarumma. L’unico piccolo appunto, per i troppi palloni persi, è sull’impiego di Bakayoko, un vero disastro. Kessie era stanco, ma non al punto da essere stremato. Mai toccare certi equilibri se, dopo avere smesso di giocare, ormai si punta solo a non perdere.

L’Inter adesso scappa via. Insidia il Napoli (resta a meno due) e rivede la Juve (a meno sei). Chi mi dileggiava sul pronostico di inizio campionato, dovrà ricredersi. I nerazzurri non solo fanno ancora in tempo a diventare l’anti-Juve, ma ora possono essere addirittura qualcosa di più.;



IL TABELLINO
Inter-Milan 1-0

Marcatori: Icardi 

Assist (Vecino)

Inter (4-2-3-1): Handanovic; Vrsaljko, de Vrij, Skriniar, Asamoah; Vecino, Brozovic; Politano (dal 37’ s.t. Candreva), Nainggolan (dal 30’ Borja Valero), Perisic (dal 25’ s.t. Keita), Icardi.

Milan (4-3-3): Donnarumma; Calabria (dal 46’ s.t. Abate), Musacchio, Romagnoli, Rodriguez; Kessié (dal 39’ s.t. Bakayoko), Biglia, Bonaventura; Suso, Higuain, Calhanoglu (dal 28’ s.t. Cutrone).

Arbitro: Marco Guida (Sezione di Torre Annunziata)

Ammoniti: 20’ Biglia (M), 44’ Calhanoglu (M), 47’ Calabria (M), 16’ s.t. Suso (M), 30’ s.t. Politano, 46’ s.t. Bakayoko, 47’ s.t. Keita