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Giuseppe Gazzoni Frascara, 79 anni, cavaliere del lavoro, dal 17 novembre scorso è presidente onorario del Bologna, su proposta di Joe Tacopina (con lui nella foto). Ma, dal '93 al 2001, Gazzoni è stato il presidente del Bologna rilevando il titolo sportivo dopo il fallimento della precedente gestione, riportando la squadra in A nel giro di tre stagioni, ingaggiando fra gli altri Roberto Baggio e Beppe Signori,  vincendo l'Intertoto e arrivando alla semifinale Uefa '98-'99. Ceduta la carica di prsidente a Renato Cipollini, dal 2001 al 2005, l'anno della retrocessione in B, Gazzoni ha mantenuto comunque il controllo societario.
Fu proprio dopo il ritorno in B, determinato dalla sconfitta con il Parma nello spareggio salvezza, che il Signor Idrolitina cedette il club ad Alfredo Cazzola, prima di diventare uno dei più implacabili accusatori del Sistema Calciopoli, del doping amministrativo, degli stipendi pagati in nero, dei trucchi per abbellire i bilanci di club destinati invece alla rovina. E Gazzoni sa quanto la sua passione per il calcio gli sia letteralmente costata un patrimonio.  
Il 26 novembre 2012, è stato assolto per non aver commesso il fatto dall'accusa di bancarotta per il crac della finanziaria 'Victoria 2000'. Assoluzione anche per l'imprenditore ed ex socio Mario Bandiera, titolare di Les Copains, ai commercialisti Matteo Tamburini e Massimo Garuti. L'ipotesi di accusa originaria era per tutti bancarotta fraudolenta, per il 'buco' di circa 35 milioni creato dalla società fallita con operazioni attuate onde consentire l'iscrizione del Bologna al campionato di serie A 2004-05. 
''La vittoria di Victoria - dichiarò allora Gazzoni al Resto del Carlino - è anche del Bologna, ma soprattutto di Bologna. Abbiamo difeso come potevamo un simbolo che rappresentava tutta la città e mi dispiace di non aver ancora potuto rimborsare completamente le banche ma un passo in avanti fondamentale per ristabilire la verità è stato compiuto. E adesso all'attacco sul fronte di Calciopoli''.  Giovanni Sacchi Morsiani, legale di Gazzoni, affermò: "Dopo tanti anni di chiacchiere e insinuazioni, spero che la sentenza possa restituire serenità a Giuseppe Gazzoni Frascara. Lui e gli altri amministratori non hanno commesso reati e una delle cause, se non l'unica, del fallimento di Victoria fu la retrocessione del Bologna in B. Fatto sul quale sono aperti processi. Vedremo se i giudici ne parleranno nelle motivazioni''.

- Ecco, presidente Gazzoni, ripartiamo dai processi e dai giudici. Qual è il suo commento al verdetto della Cassazione su Calciopoli?
"Sentenza giusta, fatta bene, rispetto ad altre che in passato facevano acqua. La Cassazione è una cosa seria. Siamo legittimati ad andare avanti con la nostra richiesta di risarcimento".

- Moggi ha parlato di "uno scherzo lungo 9 anni". E, stamane a Mattino Cinque, ha soggiunto: "
È stato portato avanti un processo in modo abnorme. Abbiamo scherzato per nove anni, questa è una cosa spiacevole e tutto si è risolto in nulla. In nove anni hanno trovato un solo arbitro, in dodici noi ci siamo mantenuti da soli senza una lira: mi dovete dire quali interessi personali c’erano. Non c’erano soldi, resta solo De Santis che non ha fatto nulla, una pistola senza munizioni, l’evidenza di qualcosa che non esisteva, hanno sbagliato. Come faceva a esistere un sistema se sono stati tutti prosciolti gli arbitri? Dopo nove anni hanno trovato tutto regolare e sono andati su interessi personali che non hanno dimostrato nulla...". 
"Sarà. Ma altro che scherzo. Per limitarci al 'solo arbitro' di cui parla Moggi, cioè De Santis, fu lo stesso che in occasione di Fiorentina-Bologna mostrò i cartellini gialli a tre nostri difensori, poi squalificati e quindi assenti nella successiva partita contro la Juve. La prescrizione non è un'assoluzione e questo bisogna sottolinearlo forte e chiaro, per evitare che qualcuno faccia confusione. Se il capitolo penale è stato chiuso dalla Suprema Corte, rimane aperto quello delle cause civili. Così come a Della Valle è stato spiegato che, quando apprese delle manovre di Moggi, sarebbe dovuto andare a denunciarle da un pubblico ufficiale, anziché subire le pressioni di Moggi".

- La prescrizione non è un'assoluzione. Ma perché in questo Paese anche stavolta la Giustizia ci ha messo così tanto? 
"Perché il processo di Napoli è stato lunghissimo, fra una montagna di testimoni, notifiche sbagliate, tempi morti e quant'altro. In America ci avrebbero messo il 30 per cento in meno, ma noi siamo in Italia e oserei dire che nove anni sono quasi nella media. Io e gli avvocati aspettiamo di conoscere le motivazioni del verdetto di Cassazione e, poiché già per tre volte siamo stati legittimati ad andare avanti nell'azione risarcitoria, questo faremo. Se non ricordo male, siamo partiti da 35 milioni di euro...".

 - Presidente Gazzoni, nel 2006 si disse che Calciopoli sarebbe stata l'occasione per rifare il Sistema Calcio Italia da capo a piedi. Non lo è stata. Anzi: il caso Parma è solo la punta dell'iceberg di una situazione economica sempre più allarmante, mentre la giustizia sportiva non funziona e c'è stato pure Scommessopoli. Che fare?

"Per prima cosa, riportare la serie A a 18 squadre e azzerare le retrocessioni. Per evitare il dissesto economico non c'è altra via, se non adottare il modello Nba. Ciò che è successo e sta succedendo a Parma è spaventoso...".

- Eppure, Lotito, nella telefonata a Iodice, ha detto che, se Carpi, Frosinone e Latina venissero in serie A, sarebbe un disastro per i bacini d'utenza, i diritti televisivi, gli incassi. Con tantin saluti al merito sportivo ...
"Io il Carpi lo chiamo Real Carpi, sa? Lotito non avrebbe dovuto dire ciò che ha detto. Ha insultato il Carpi che sta facendo cose meravigliose: ha vinto 4 campionati degli ultimi 5 cui ha partecipato e comanda l'attuale, meritando sul campo la posizione di capolista. E' chiaro che, se per esempio, anzichè il Carpi, in serie A andasse il Bari, in termini economici i ricavi del sistema sarebbero diversi, considerati numeri delle due diverse realtà, ma questo che cosa c'entra con i meriti acquisiti sul campo?". 

- E il Bologna, presidente?
"Sono il presidente onorario e le confesso che mi diverto di più ora rispetto a quand'ero presidente effettivo". Ride. "Sarà dura, ma io penso che ce la faremo. Il bello deve ancora venire e per noi del Bologna sarebbe pure ora".

Xavier Jacobelli