Commenta per primo

Novembre 2010. Una di quelle partite, per cui battersi il petto e urlare “io c’ero”.  Una rimonta incredibile, stile Mundial. Sotto di tre reti con la Roma, a Marassi, risultato finale 4-3 per il Grifo. La Nord come un’idrovora ad aspirare lacrime prima, palloni nel sacco poi. In uno stadio incandescente. A cornice di un’impresa che stava prendendo forma.

Quaranta giorni dopo il suo ritorno al Grifone, Davide Ballardini tiene in pugno la situazione. Lo stesso che rotea quand’è in campo a elargire messaggi di affetto e sottolineare quanto sia dura mettersi in salvo. Una carriera, la sua, tessuta di gavetta e ricamata da lontano. “Dopo essermi infortunato al ginocchio, ai tempi in cui giocavo nel Cesena, per un paio d’anni girai il mondo. Volevo soddisfare la curiosità, vedere altre realtà da vicino, come si vivesse all’estero. Incontrai in quel periodo la ragazza che sarebbe diventata mia moglie. Mi commuovo ancora oggi, pensando all’esperienza vissuta insieme, alla nascita dei nostri figli. Fu Natale Bianchedi, una delle persone più care, a darmi l’opportunità di allenare nelle giovanili del Cesena. I miei genitori non ostacolarono questa scelta, quanto al nonno, si sa cosa pensasse. “Ma come ti guadagni da vivere?”. Da giocatore ho avuto, tra gli altri, maestri come Bagnoli e Sacchi, uomini di grandi qualità tecniche e morali. Fu al Mondiale del ’90, quando passai al Ravenna, che ebbi la possibilità di conoscere Maturana l’allenatore della Colombia. Presi spunto da lui come persona, sul lavoro, per le idee, su come trasmetterle. Con i giocatori è importante avere un rapporto chiaro, sincero, diretto. E lavorando con i giovani ho ricevuto tante soddisfazioni, stabilendo rapporti straordinari con ragazzi che ho visto e aiutato a crescere. Ora sono contento di essere tornato in una realtà così importante come il Genoa, una società che rappresenta la storia del calcio. A volte nel nostro mondo si tende a dare importanza a ciò che appare in superficie, quando invece è proprio scavando in profondità, che si trovano i tesori e l’essenza delle cose”.