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Genoamania: dal mercato più qualità che quantità. E stavolta niente rivoluzioni

Genoamania: dal mercato più qualità che quantità. E stavolta niente rivoluzioni

  • Marco Tripodi
Per una volta la vera rivoluzione è stato averla evitata la rivoluzione. Il solito Genoa bulimico di giocatori che da oltre un decennio caratterizza ogni sessione di mercato questa volta non si è visto. Nessun viavai frenetico attraverso le porte girevoli di Villa Rostan ma solo operazioni contingentate nel numero e mirate nella sostanza, sia in entrata che in uscita.

D'altronde l'obiettivo dichiarato della società era quello di alzare la qualità media dell'organico abbassandone contestualmente il numero di giocatori. Missione non semplice che tuttavia il Marroccu e soci sembrano essere riusciti a centrare.

ACQUISTI - L'Oscar degli arrivi, non solo per quel che riguarda la maglia rossoblù, spetta senza dubbio a Kevin Strootman, un campione che ha impiegato poco più di 48 ore (quelle intercorso dal suo arrivo a Genova alla sua discesa in campo) per far tacere quei pochi scettici che dubitavano di lui. L'acquisto dell'olandese ha notevoli riscontri positivi. Oltre ad innalzare notevolmente il tasso di qualità ed esperienza della squadra, l'ex Roma sopperisce anche in termini di immagine alla partenza dell'inespresso Lasse Schone. Inoltre il suo arrivo dà un segnale forte a tutto l'ambiente interno ed esterno allo spogliatoio, mettendo i puntini sulle i rispetto alle reali intenzioni della società di garantirsi l'ennesima salvezza. Importante, seppur ancora tutto da valutare, appare poi anche l'innesto dell'altro nuovo arrivato, il camerunense Jerome Onguene. Il tempo dirà se l'ex Salisburgo è stato davvero il profilo giusto per il pacchetto arretrato del Grifone. Nel frattempo il suo inserimento graduale è stato senza dubbio positivo. Il che non era affatto scontato per un giocatore giovane che è ancora del tutto ignaro della realtà italiana.

CESSIONI - Se sul fronte acquisti, al di là di varie operazioni secondarie che hanno riguardato perlopiù profili verdi da coltivare in Primavera, i volti nuovi sono stati soltanto due, più impegnativa è stata l'opera della dirigenza per quanto riguarda le uscite. La rosa extralarge da oltre 35 giocatori che ha caratterizzato il Genoa nella prima parte di stagione ora è stata sensibilmente sfoltita, in pieno ossequio alle richieste non solo del cassiere ma anche dell'allenatore che ora potrà lavorare con un gruppo più facilmente gestibile. Il già citato addio di Schone resta una ferita aperta per chiunque avesse sperato di fare del numero 20 il nuovo idolo del popolo genoano. Ma vista la piega che avevano preso gli eventi, e anche alla luce del rendimento avuto in campo dal giocatore, la sua partenza appare come la soluzione migliore per tutti. Sofferte sono state anche le decisioni di privarsi di Stefano Sturaro e Lukas Lerager. Ma di fronte alla necessità di decongestionare un reparto mediano sovraffollato la scelta è necessariamente caduta su chi aveva un po' di mercato e forse meno utilità tattica o garantiva meno certezze dal punto di vista della tenuta fisica. Importante poi è stato dare il via libera anche ad altri elementi non in grado di tornare utili alla causa, come i vari Bani, Lakicevic, Brlek, Asoro, Parigini e compagnia bella.

MANCATO ADDIO - Unico neo della finestra di mercato appena chiusa può potrebbe essere forse considerato il non aver ceduto uno Scamacca che al di là delle dichiarazioni di facciata potrebbe essere comprensibilmente demotivato dopo la retrocessione nelle gerarchie tattiche subita per colpa di Mattia Destro. L'impossibilità di mettere le mani su un suo sostituto ha però bloccato un'operazione che più di una volta è parsa sul punto di concretizzarsi, rimanendo soltanto sulla carta. La speranza è che la voglia del ragazzo di continuare ad attirare su di sé l'attenzione di importanti club in vista della prossima sessione di trattative possa fungere da stimolo per dare il massimo con la maglia rossoblù.

In estrema sintesi il giudizio al mercato del Grifone non può che essere estremamente positivo. Anche se il verdetto, come sempre, poi lo darà il campo. In tempi in cui scarseggiano soldi e spesso anche idee aspettarsi qualcosa di più onestamente era molto difficile. Anche perché se gli obiettivi del club erano quelli di sostituire la quantità con la qualità, sfoltendo l'organico ma allo stesso tempo rinforzandolo, pare proprio che la missione sia riuscita.

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