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"Ti amerei anche se vincessi". Tra le tante frasi dedicate dai tifosi del Genoa al Grifone negli ultimi 127 anni questa (peraltro neppure originale per paternità e fantasia) è forse quella che meglio descrive i sentimenti di chi ha il cuore foderato di rosso e di blu.

Una frase geniale e all'apparenza contraddittoria, come può essere solo il migliore degli aforismi. Uno slogan controcorrente che non esalta la superiorità vera o presunta di una fazione ma viceversa sembra elogiarne i punti deboli. Cinque parole messe in fila una dietro l'altra, come perle in una collana. Incomprensibili ed impensabili per chi misura la passione a suon di trofei.

Eppure lontano da quel mondo che ogni fine primavera vede variare il proprio umore in base ai successi raccolti dal proprio club, esiste una galassia costellata da piccoli pianeti a loro volta popolati di persone che alla propria fede non chiedono nulla in cambio. Adepti inconvertibili, come quelli rossoblù, che da 127 anni si limitano a praticare la propria religione laica e magari a tramandarla ai posteri. Infischiandosene dei risultati raggiunti o delle delusioni maturate. Quest'ultime peraltro di gran lunga superiori ai primi.
Ecco perché oggi non è soltanto il compleanno del club più antico d'Italia o la ricorrenza del primo pallone preso a calci nel nostro Paese. Il 7 settembre è prima di tutto la festa di ogni tifoso genoano. Un ruolo difficile da interpretare, come dimostrano generazioni di sostenitori rossoblù che hanno vissuto e vivono dovendo fare i conti con più delusioni che gioie. Ma questo non importa. Chi ama il Genoa lo fa incondizionatamente. Semplicemente perché non può farne a meno.

Perché come recita un altro vecchio slogan "Serie A o Serie B Il Grifone è sempre qui", nel cuore della sua gente. Da 127 anni. Oggi come ieri. Prima di tutti, nonostante tutto.