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In principio fu il Milan. Con le cene a base di cacciucco e calciatori che divennero per oltre un decennio un appuntamento classico dell'estate versiliese. A metterle in scena ci pensavano gli amici fraterni Preziosi e Galliani, scambiandosi giocatori come ai tempi delle figurine. In 15 anni ben 35 tesserati viaggiarono sulle due direzioni di quell'asse invisibile ma reale che univa Pegli a Milanello. Operazioni per la verità non sempre fortunate, soprattutto per i colori rossoblù. Qualche buon colpo in effetti a Marassi è arrivato, come Kaladze, Antonini, Suso o Borriello. Ma nella memoria del popolo del Grifo ci sono anche altri nomi, capaci di ghiacciare il sangue in quest'estate bollente anche ad anni di distanza. Come ad esempio i vari Merkel, Strasser, Oduamadi, Sampirisi. Autentiche meteore che tuttavia contribuirono a cementare il patto di ferro tra Milan e Genoa.

Con il tramonto dell'era Berlusconi il traffico sulla A7 si è quasi del tutto prosciugato, anche se qualche sussulto ancora si registra, come dimostrano i recenti passaggi in rossonero di Laxalt e Piatek. Praticamente nulla rispetto ai bei tempi andati.

A prendere il posto del Diavolo ci ha così provato la Juve imbastendo con il Genoa diverse trattative più o meno interessanti. Dopo aver vestito di bianconero, ma a prezzo di saldo, l'ex capitano rossoblù Mattia Perin la Vecchia Signora contraccambiò il favore spedendo in Liguria il giovane bomber Andrea Favilli per la cifra record di 15 milioni. Nonostante l'ingente investimento il gigante pisano si è finora rivelato fragile come l'argilla. Un destino che lo accomuna ad un altro ex juventino trasferitosi in tempi recenti in Riviera a suon di milioni: il figliol prodigo Stefano Sturaro.

Ora quel posto al tavolo di Forte dei Marmi che per anni è stato occupato dall'amico Adriano e per qualche mese dai dirigenti bianconeri, sembra essere stato ereditato dai manager dell'Inter, come confermano le numerose operazioni portate avanti negli ultimi 12 mesi. Da Radu a Salcedo, passando per le plusvalenze Valietti, Gavioli e Rizzo. Senza parlare della questione Pinamonti, divenuto di botto il giocatore più pagato nella storia del club più antico d'Italia pur avendo ancora tutto da dimostrare.

In questi  passaggi di alleanze il minimo comune denominatore sembra essere la volontà del Genoa di garantirsi amicizie forti. Con tutto ciò che ne consegue in ottica futura anche in termini di politica pallonara.  Una strategia societaria in fondo comprensibile e a tratti anche condivisibile. Soprattutto per una piazza ormai rassegnata ad essere subalterna alle metropoli del calcio nostrano. Purché a guadagnarci sul campo non sia sempre e solo una parte, come troppo spesso è successo in passato e come rischia di accadere ancora oggi.