3
97 minuti, recupero compreso, di puro spettacolo e magia. Quel che si è visto ieri sera a Marassi è semplicemente la vera essenza del calcio, ciò che da oltre un secolo contagia miliardi di persone in ogni angolo del globo ma a cui purtroppo si assiste sempre meno spesso.

Ovviamente il riferimento non è a quanto espresso in campo da due squadre che per differenza di valori sembravano appartenere a due categorie distinte. In particolare il Genoa è parso partecipare ad un gioco che nulla aveva a che vedere con quello di cui prendeva parte il Milan. Il vero protagonista della sfida del Ferraris è stato in realtà il pubblico rossoblù. Un popolo mai domo, capace di esprimersi con un'ugola collettiva che ha continuato a scandire cori e incitamenti verso coloro che vestono quella maglia tanto amata. Uno sforzo all'apparenza vano, visti gli esiti della gara, ma che in realtà rende ancora più merito a quei temerari che il Grifone continuano a portarlo nel cuore, esternandone con orgoglio e con uno spirito di appartenenza ai limiti del commovente l'amore che provano nei suoi confronti.
L'elogio al sostenitore del Grifone non è un puro esercizio di retorica ma una doverosa sottolineatura nei confronti di chi anziché deprimersi, come sarebbe ampiamente giustificabile di fronte ad una squadra come quella rossoblù, prova imperterrito a spingerla oltre la bufera. Tentativo inutile ma proprio per questo ancora più lodevole. In attesa che gennaio porti finalmente gradite novità ai cancelli di Villa Rostan, la prima impresa del nuovo corso rossoblù è già stata portata a termine e consiste nell'aver ridato entusiasmo ad una tifoseria che sembrava averlo smarrito del tutto. Da loro il nuovo Genoa deve ripartire. E poi magari anche da una manciata di giocatori integri e possibilmente decorosi. Degni dei cori e dell'incrollabile passione dei propri tifosi.