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Questione di testa e di motivazioni. Ma anche di sapersi accontentare, sfruttando ciò che passa il convento.

SENSO UNICO - Lazio e Genoa, quasi di comune accordo, ieri hanno dimostrato una volta di più come nello sport, esattamente come nella vita, l'avere un perché abbastanza grande sia la spinta migliore per superare qualsiasi ostacolo. Di fronte ad un'Aquila abbagliata dalla prospettiva di inseguire quel sogno europeo che pareva un miraggio solo qualche settimana fa, un Grifone forse troppo sicuro del proprio destino ha alzato bandiera bianca per quasi 80 minuti. In quel lunghissimo lasso di tempo i biancocelesti capitolini hanno spadroneggiato sul campo di casa, rifilando quattro reti all'avversario, sfiorandone una quinta in più occasioni e prendendosi anche il lusso di dare una mano ad un rivale che la porta di Reina proprio non riusciva ad inquadrarla.
SENZA CATTIVERIA - La vittoria di otto giorni prima sullo Spezia, il pareggio degli stessi levantini sabato contro il Verona ma soprattutto la sconfitta del Benevento con il Milan, hanno forse regalato una dose eccessiva di tranquillità ai rossoblù, scesi sul terreno dell'Olimpico senza la bramosia di punti che dovrebbe caratterizzare chi la salvezza deve ancora conquistarla. Poi, all'improvviso, come a volte accade nel calcio, il vento ha cambiato direzione. Nell'arco di una manciata di giri di lancetta il Genoa si è trovato dal possibile meno 4 all'essere ad un soffio dall'arpionare il più clamoroso dei risultati. Un'impresa soltanto sfiorata che anche per questo lascia un po' d'amaro in bocca e che fa sorgere una marea di dilemmi nella mente dei genoani, più che giustificati nel chiedersi come sarebbe andata la gara se il letargo rossoblù fosse terminato prima. Lecito chiedersi cosa sarebbe successo se l'approccio di Perin e compagni fosse stato differente, tramutando quel eccesso di serenità in voglia di stupire. Forse il Grifone sarebbe riuscito a racimolare qualche fiore prezioso anche nel verde prato della Capitale. Ma la riprova ovviamente nessuno ce l'ha.

CAMMINO - Ciò che è reale è che pur rimanendo fermo il Genoa è riuscito ugualmente a fare un ulteriore passo avanti verso il traguardo. Non per meriti propri, almeno questa volta. Ma il bello o il brutto (a seconda dei punti di vista) dei campionati è anche il dover fare i conti con quanto accade in casa del vicino per poi tirare le somme. Certo, come pratica non è divertente né stimolante. Ma quando non hai motivazioni puoi anche accontentarti di dover semplicemente sorridere delle disgrazie altrui. E, a dispetto delle più elementari leggi delle fisica, di scoprire che a volte ci si può muovere anche rimanendo fermi.