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Non è il risultato in sé. Non è una classifica pessima. Non è neppure l’ennesima prestazione imbarazzante. Non è nulla di tutto ciò a dover destare la maggiore preoccupazione tra i tifosi del Genoa. Quel che più preoccupa sono casomai le prospettive di un ambiente che al termine di una gara simile appariva quasi compiaciuto e sollevato per il pari ottenuto a La Spezia.
 
SENZA IDEE - Da dove derivi tutta quella fiducia e serenità emersa in parte a fine partita anche dalle parole di Ballardini e Criscito, le due anime più importanti di questa squadra, non è dato sapere, né tanto meno intuire. Certo, acciuffare un'1-1 immeritato a un soffio dal 90° fa sembrare quel punto conquistato come un punto guadagnato. Però più che il risultato ciò che si dovrebbe analizzare è altro. La prova del Picco ha dimostrato ciò che molti sostengono da un pezzo: il Genoa, oggi, è la peggior squadra di tutta la Serie A. Una squadra priva di capo e di coda, senza una vera identità e sempre in balia degli eventi che la circondano. Un collettivo incapace di fare la partita e in grado di creare qualcosa di buono soltanto dopo essere stata pungolata dall'avversario, chiunque esso sia.
 
ESSERE SQUADRA - Eppure la qualità a questo gruppo non manca. Quantomeno il minimo sindacale che occorre per riuscire a mettersi alle spalle almeno tre squadre. In caso contrario non si spiegherebbero le tante rimonte portate a termine in questa prima parte di stagione. Pur con tutte le lacune derivanti da un mercato fatto in fretta e furia negli ultimi giorni di agosto e anche al netto dei molti infortuni che non danno pace a Ballardini, la rosa del Grifone non può certo essere considerata inferiore a quella delle tre neopromosse, oppure dello stesso Spezia, giusto per restare nell’attualità. Proprio gli aquilotti rappresentano se vogliamo la caduta di qualsiasi alibi rossoblù. Pur avendo l'organico più giovane d'Europa e l'allenatore meno esperto d'Italia e dopo aver affrontato una prestagione da incubo, senza disputare amichevoli e con la rosa costantemente falcidiata dagli infortuni, ieri con un pizzico di malizia in più gli spezzini avrebbero spedito meritatamente il Grifone all'inferno.
PROSPETTIVE - Ma la storia del calcio insegna che le doti dei singoli da sole non bastano per formare una squadra degna di questo nome. Serve altro. Innanzitutto idee chiare e unità di intenti. Ciò che lo Spezia ha e che invece al Genoa oggi sembra mancare del tutto. Forse a causa di un allenatore in palese confusione. Forse per via di giocatori poco stimolati dalla realtà in cui si trovano. Forse per colpa di una dirigenza distratta da altre questioni.
Fatto sta che guardando classifica e calendario il futuro non promette nulla di buono. Dopo gli scontri diretti con Venezia ed Empoli, i rossoblù chiuderanno il girone d’andata affrontando cinque delle cosiddette Sette Sorelle, più il derby con la Samp. Prospettive che unite ai sette punti raccolti fin qui fanno apparire quota venti, l’ipotetica media salvezza di metà stagione, un miraggio quasi impossibile anche solo da avvicinare. Un altro motivo per essere tutto fuorché sereni e tranquilli.