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E dire che c'è ancora qualcuno che lo chiama mercato di riparazione. La finestra invernale sta diventando per il Genoa più un mercato di 'rivoluzione', con gente che viene e gente che va, proprio come il porto di mare che il Grifo rappresenta. L'anno scorso di questi tempi Preziosi cambiò in toto l'attacco con le cessioni di Crespo e Floccari per Acquafresca e Suazo; quest'anno la revolucion attraversa tutti i reparti.

Via Ranocchia per fare cassa (20 milioni totali incassati per un ragazzo poco più che ventenne sono una cifra impossibile da rifiutare), arrivano Paloschi, Antonelli, Kucka, Boselli e Zè Eduardo. E siamo solo a metà mese. La cosa che preoccupa è che oltre a Ranocchia sono partiti nomi importanti come Palladino e Toni, gente che forse non ha espresso al meglio il proprio potenziale in maglia rossoblù ma che la serie A la conosce molto bene e che sicuramente con un po' più di fiducia avrebbe potuto fare meglio.

Il nodo più intricato da sciogliere riguarda il centravanti: i soli tre gol di Toni hanno lasciato l'amaro in bocca al presidente, che in lui ha creduto fin dal primo giorno. La cessione è giusta, guardando all'ingaggio. Al presidente si può però obbiettare la scelta del nuovo bomber: Paloschi è un talento vero ed è l'attaccante di cui il Genoa aveva bisogno, ma è davvero molto che non gioca (causa infotuni), senza contare che gli manca qualcosa sotto l'aspetto dell'esperienza.

Ancora meno comprensibile il colpo Boselli: grande in Argentina, inesistente al suo approdo in Europa con le otto presenze senza gol nel Wigan. Una scommessa dopo l'altra, e la speranza che tutte possano essere vinte, come successo con Thiago Motta e Milito. Forse però questo era il momento di dare qualche certezza in più a squadra e tifosi...