Non poteva che finire così. Ci voleva una figuraccia di proporzioni storiche per porre fine ad uno scempio iniziato due mesi fa.
La terza, e quasi certamente ultima, parentesi di Ivan Juric alla guida del Genoa si chiude nel peggiore dei modi, aggiornando la colonna dei disastri rossoblù proprio nell'anno del 125° anniversario del club più antico d'Italia.

Non è la prima volta che il Grifone esce dalla Coppa Italia per mano di una squadra di serie C. L'ultimo precedente risale a tre stagioni fa, quando ad espugnare Marassi era stata l'Alessandria. Questa volta però è diverso. Non tanto perché si trattava di un derby, seppur di tono minore, visto che in fondo anche quella con i Grigi piemontesi può essere in qualche modo definita una sfida tra cugini. Quanto perché a differenza di allora in questo caso i sintomi della disfatta c'erano tutti. Eppure chi di dovere non si è preso la responsabilità di esaminarli attentamente, evitando al popolo rossoblù l'onta di una figuraccia che resterà a lungo nella memoria collettiva.

Juric ha finito per pagare le conseguenze, come è logico che sia, di una situazione che lui stesso ha indubbiamente contribuito a creare ma il vero padre di quanto accaduto è prima di tutto chi lo ha messo in condizione di compierla. Che il croato fosse inadeguato a guidare una squadra di serie A lo avevano capito tutti già un anno fa. Tutti a parte uno.
Ai tifosi delusi ed infuriati, che ancora una volta si sentono traditi da chi dovrebbe rappresentarli non resta che cercare di guardare la metà piena di un bicchiere contenente un liquido amarissimo. Forse è vero che non tutto il male viene per nuocere, e allora, in fondo, meglio essere stati eliminati da una competizione tutto sommato abbastanza inutile, piuttosto che subire schiaffi ben più dolorosi laddove conta davvero, ossia in campionato. Ora non ci resta che sperare che le sberle chiavaresi e l'aver scritto una pagina nerissima nella storia del Grifone possano finalmente risvegliare un gruppo apparso ieri sera in stato quasi catatonico.