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Sarà la Lancia Flaminia col presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la prima automobile a percorrere il nuovo ponte San Giorgio di Genova, il viadotto che scavalca il torrente Polcevera e riallaccia il levante e il ponente della Superba, spezzati dal crollo del ponte Morandi. Lunedì 3 agosto dalle ore 18,30, a due anni scarsi dalla tragedia del 14 agosto 2018 che costò la vita a 43 innocenti viaggiatori e operai, si riannodano dunque i fili della speranza. L’Inno di Mameli e la celeberrima “Creuza de ma” di De André, interpretata da 18 voci di altrettanti big della canzone, offriranno il sottofondo musicale alla cerimonia.

La pattuglia acrobatica delle Frecce Tricolori sorvolerà il luogo dell’inaugurazione e scaricherà in cielo i fumi bianchi e rossi che formano la bandiera di Genova, appunto la croce di San Giorgio. La cerimonia di inaugurazione del viadotto intitolato al Santo con la lancia che uccide il Drago (/la metafora del Bene che uccide il Male) non sarà una giornata di festa per i familiari delle vittime. Egle Possetti, portavoce del comitato, ha escluso la loro presenza sulle sponde del Polcevera, tantomeno sul palco allestito sulla carreggiata a monte dove troveranno ospitalità il capo dello Stato, il premier Conte, il sindaco e commissario per la ricostruzione Bucci e l’architetto Piano.

I familiari hanno rifiutato l’invito
perché non si sentono di festeggiare alcunché. Incontreranno il Capo dello Stato in via riservata lontano dalle sponde del torrente maledetto e dal nuovo viadotto il simbolo di rinascita per la città per loro occasione di rinnovare un dolore. Anche il comitato degli sfollati di Certosa (gli abitanti di via Porro costretti ad abbandonare le proprie case minacciate dal crollo) ha fatto sapere, ufficialmente, che non interverrà alla cerimonia di lunedì.

Troppo coinvolgimento affettivo, troppa emozione. “Apprezziamo gli sforzi per la ricostruzione del ponte – ha detto il portavoce, Franco Ravera – ma riteniamo che questo sia il primo passo per ricostruire il nostro quartiere nel segno della memoria e della socialità ritrovata, che finalmente cancelli l’abbandono nel quale siamo stati lasciati”. Ai piedi del nuovo ponte sorge la Radura della memoria, un parco verde circolare che ospita 43 alberi di specie diverse, in ricordo delle vittime del Morandi. L’opera è stata realizzata utilizzando oltre mille metri quadrati di legno fornito dall’azienda friulana Legolandia. Ci sarà un’opera realizzata con legno di abete bianco proveniente dalle foreste del Friuli Venezia Giulia devastate dall’uragano Vaia nel 2018.

L’auto di Mattarella sbucherà sulla corsia lato mare dalla galleria Coronata e percorrerà i 1.067 metri del viadotto costruito a tempo di record da un migliaio di operai, sotto la direzione dell’architetto Renzo Piano che ha regalato il progetto alla sua città natale. Un’agile e leggera struttura in acciaio (20 tonnellate) e calcestruzzo, a 19 campate sorrette da 18 snelle pile di cemento armato a sezione ellittica a sagoma costante e illuminata da 43 lampioni che simboleggiano le vittime del crollo del Morandi e rimandano nella visione generale alla sagoma di una nave che si appresta a salpare. Fincantieri e Salini Impregilo ne hanno curato l’allestimento.

E’ costato 150 milioni e un'intricata vicenda burocratico amministrativa che si è risolta, provvisoriamente, con l’affidamento in gestione alla Società Autostrade, la stessa azienda dei Benetton che è sotto inchiesta per il collo del Morandi. Il sindaco-commissario Bucci confida che dalla visita del governo (assieme a Conte ci saranno almeno una mezza dozzina di ministri) arrivi a Genova l’atteso “dono” di 450 milioni, necessario per finanziare il piano del trasporto pubblico. Bucci (in carica dal 2017) chiederà al governo una pioggia di quattrini per la città, devastata da sventure cicliche (alluvioni in serie, il crollo della torre piloti, il crollo del Morandi e in queste settimane estive la paralisi dei nodi autostradali che circondano la città).
Cinque miliardi di euro parte dei quali dovranno servire per finanziare la nuova diga foranea del porto, indispensabile per reggere il traffico delle grandi navi portacontainer da 16mila Teu e il passaggio e l’attracco delle gigantesche navi da crociera. Gli imprenditori e i commercianti liguri intanto battono cassa. Stimano in un miliardo e mezzo i danni provocati dal “buco” lasciato dal Morandi e dal caos estivo del traffico che ancora tormenta le autostrade liguri. Chi li dovrà pagare? E’ cominciato lo scaricabarile fra Ministero dei Trasporti e Autostrade e finirà che quei soldi non si vedranno mai.

La vigilia dell’inaugurazione del ponte San Giorgio sarà una giornata di passione per la metà calcistica rossoblù della città. Il Genoa affronterà il Verona in un match senza alternative: vincere o retrocedere, poiché la vittoria del Lecce, diretta concorrente, è considerata probabile. Vittorioso nel derby dopo quattro anni di astinenza, il vecchio Grifone aveva dato la sensazione di aver spiccato il volo dalla palude. Ma le scoppole rimediate da Inter e Sassuolo (nove gol incassati, nessuno segnato) lo ha riportato bruscamente sulla terra. Ora non c’è più margine per tergiversare. Campionato tormentatissimo, tre allenatori bruciati in sequenza: Andreazzoli, Thiago Motta, e ora Nicola la cui conferma è legata alla salvezza e neppure sicura al 100%, circola infatti il nome di Leonardo Semplici.

Squadra per l’ennesima volta rivisitata sul mercato, prima in estate e poi a gennaio. Venduti i migliori talenti della Cantera (ora toccherà forse all’emergente Rovella), condannati i tifosi a soffrire fino all’ultimo secondo, lo scorso anno fu da crepacuore, la traversa colpita dall’Empoli a Milano che condannò i toscani a retrocedere per gli scontri diretti. Una via crucis della quale non si intravvede la fine. Preziosi è ormai inviso all’intera tifoseria e pure lui appare provato da questi continui stress spaccacuore. Venderà il club come gli chiedono, pressanti, i rappresentanti del tifo genoano? Sarebbe il momento giusto. A Marassi Nicola sarà in panchina, nonostante l’espulsione col Sassuolo, pagata con una multa da duemila euro. Lo 0-5 del Mapei Stadium gli ha riconsegnato una squadra spenta, senza cuore né energie e l’ennesimo rimescolamento di formazione non garantisce una resurrezione istantanea. Da Verona arriva la voce di Juric, tre volte sulla panchina del Genoa, tre volte allontanato. Il tecnico croato (nove anni di Genoa, prima come calciatore) non sembra incline alla misericordia. “Vogliamo vincere. In ballo c’è l’ottavo posto in classifica”. Gli screzi con Preziosi hanno lasciato il segno. La pattuglia degli ex è nutrita: Veloso (genero di Preziosi), Lazovic, Gunther, Salcedo, nonché il preparatore atletico Barbero e il vice di Juric, Paro. Vendetta o perdono? Lo vedremo in campo.

Sul fronte blucerchiato duole la spina-Ranieri. Il tecnico protagonista della salvezza ha messo in mora Ferrero: vendere qualche pezzo pregiato, va bene, ma come si vuole sostituirlo? La squadra andrà rafforzata non indebolita, purtroppo i conti del club non tornano, l’ultimo bilancio si è chiuso con un rosso di 13 milioni. Ranieri ha il contratto fino al 2021, Ferrero proverà a convincerlo a prolungare di un altro anno ma a cifre sensibilmente inferiori al milione e 800mila euro attuali. Nel cielo blucerchiato incrociano molte comete, sono i possibili pretendenti-acquirenti del club che Ferrero sarà costretto a cedere per coprire le mille falle delle sue aziende, due delle quali in stati di prefallimento. Nessun riscontro, anzi una secca smentita, alla notizia che Massimo Zanetti, il bolognese re del caffè, sarebbe interessato alla Sampdoria.

Respinte le avances alquanto nebulose di una cordata di imprenditori marocchini e del calabrese trapiantato nelle Marche, Stefano Versace (nessuna parentela con gli stilisti), industriale del gelato che ha fatto fortuna a Miami, in Florida. Prende corpo invece l’ipotesi di un industriale Usa nel settore dell’informatica con il quale i contatti si sono intensificati negli ultimi giorni. Nessuna offerta formale per ora, ma un interesse solido come solido è il patrimonio del tycoon. E non è esclusa la pista che porta al magnate italo-nigeriano Gabriele Volpi, tifoso blucerchiato, che ha fatto fortuna in Africa con le installazioni petrolifere. Il bottino vero oltre la Sampdoria sarebbe la catena di cinema che fa capo a Ferrero (li aveva acquistati dal fallimento Cecchi Gori e mai saldati) sotto procedura di concordato preventivo al tribunale di Roma. Come dicono gli inglesi: “Two birds with one stone”. Ovvero, due piccioni con una fava.