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Marco Giampaolo si coccola la sua Sampdoria. Lo fa con entusiasmo, felice di portare avanti un progetto che gli permetta di allenare secondo la sua filosofia di calcio. Qualche anno fa il tecnico era alla ricerca proprio di questo, e non di una panchina solo per tornare in Serie A: "Quello che dissi è coerente con il progetto ampio che stiamo portando avanti: gioco, crescita del parco giocatori, strutture. Ogni tanto mi tocca portare la croce? Tocca a tutti gli allenatori: è colpa nostra quando lo è davvero, quando siamo colpevoli a metà, quando non lo siamo. La devi portare, oggi funziona così" ha raccontato l'allenatore in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport.

Giampaolo ha detto di aver soppresso il suo 'diritto di sognare'; "Mi riferivo al sogno di allenare un grande club, dopo essere stato più o meno vicino a Juve, Roma (parlai con Sabatini), Milan (idem con Galliani)" ha spiegato il mister. "Non è che non mi interessa più, è che oggi vado oltre: veicolo tutte le mie energie sul presente, il quotidiano. Senza voli di fantasia. Oggi la mia logica è chiedere ai giocatori di portare la mia idea a un livello anche più alto dell’idea stessa. Con la loro qualità, non si scappa: l’allenatore è un prestatore d’opera, senza qualità non si gioca bene a calcio. E quell’idea abortisce".

Oggi la Samp gioca benone: "Sarei presuntuoso se lo dicessi io: lo dicano gli altri. La mia ambizione è che la Samp sia una squadra riconoscibile. E che i miei giocatori si divertano perché corrono con la palla come facevamo da bambini, non perché corrono e basta. Il calcio deve essere divertimento organizzato. Sono molto autocritico, me la prendo quasi sempre con me stesso: ecco perché ho detto che questo lavoro mi consuma. Non è questione di darsi colpe, ma di cercare la perfezione: sono e devo essere io l’organizzatore di quel divertimento".

Guai a parlare a Giampaolo di 'squadre che si fermano sul più bello': "Luogo comune. Anzi, grandissima scemenza" taglia corto il mister. "Dipende tutto da un paio di domande. A quale “bello” si deve arrivare? E chi stabilisce qual è il bello? Chi può farlo? Il bar? Io mi faccio giudicare solo dai risultati. Non arrivare in Europa una sconfitta? No: la Samp è un club che ha ambizioni europee per la sua storia e per la sua voglia di crescere, ma è anche un club che ogni anno riparte non da capo, ma quasi. L’unica mia sconfitta è non vedere la mia squadra giocare a calcio".
Giampaolo oggi si coccola Quagliarella. E dire che alcuni anni fa il tecnico aveva detto che il numero 27 'poteva ancora migliorare': "Non mi ero sbagliato... Credo che Fabio abbia trovato giovamento nel giocare più vicino alla porta. Corre ancora tanto, eh? Ma ha compiti difensivi solo nella metà campo avversaria. Gli ho chiesto di divertirsi, ma lui è andato oltre: a volte fa cose quasi invisibili, da fuori. Oggi riguardavamo il video di Samp Udinese e ho detto ai miei collaboratori: 'Salvate la clip con questi due smarcamenti di Fabio, è da far vedere agli attaccanti più giovani. Fabio ha giocato in squadre top, con giocatori top, ha respirato aria di vittorie: gli restava solo da raffinare il suo patrimonio, e ha avuto voglia di farlo. Mancini lo chiamerà, pare... E non ha bisogno di dargli un contentino, come Quagliarella non ha bisogno di averne uno. Il Mancio è un ex grande attaccante che ha giocato fino a 36 anni, gli anni che oggi ha Fabio: sa di cosa si parla".

L'accoglienza a Gabbiadini è sembrata piuttosto fredda. Ma c'è una spiegazione: "Stavo solo “difendendo” chi c’era già: non mi piace quando arriva «x» e oscura mediaticamente “y” e “z”. Il Napoli di Sarri - prosegue Giampaolo parlando della prossima avversaria - era un continuo dipingere opere d’arte, ma Ancelotti era il miglior pittore che il Napoli potesse prendere. Sarei presuntuoso se dicessi: “Avrei cambiato, non avrei cambiato”. Lui ha cambiato e la sua grandezza è stata portare la squadra a giocare in un altro modo senza traumi: forse poteva riuscirci solo lui". Dal Napoli, Giampaolo prenderebbe due calciatori: "Ne ho avuti due: Mario Rui, che non ha rivali nel mettere la cattiveria che serve ad alzare il livello di competizione, e Zielinski, il centrocampista più forte che ho allenato. Straordinario anche se fuori dal contesto di un’organizzazione di gioco: un centrocampista universale".

Giampaolo ha raccontato anche la 'sua' verità su Zapata, dopo le dichiarazioni di Ferrero dei giorni scorsi ("lo strozzerei, ndr): "Siamo in ritiro a Ponte di Legno, mi avvicina Osti e mi fa: 'C’è una grande offerta per Zapata'. Ho obbedito. E comunque la Samp non lo ha regalato e lui l’anno scorso aveva fatto 11 gol in tutto, non 15 a fine gennaio. Se penso alla coppia Quagliarella-Zapata? No, perché l’ho avuta. Ceduto Zapata ho pensato a Defrel e sono contento di avere Defrel". Per il nuovo contratto di Giampaolo, invece, non c'è fretta: "Io ne ho già uno fino al 2020, c’è tempo... E poi la Samp il suo regalo me l’ha già fatto. Mi hanno dato un mazzo di chiavi del centro sportivo di Bogliasco: io e il mio staff apriamo alle 9 e chiudiamo alle 8 di sera. E Ferrero non mi fa mai mancare una scatola di sigari: quello che mi serve ce l’ho già".