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Il Toro declassato non ha ancora perso il suo fascino. Prova ne sia Jean François Gillet, l'obiettivo numero uno (per ruolo). Corteggiato, ricambia con gli interessi: seguirebbe Ventura ovunque, anche in B. Dunque, se è presto per dire che il brutto anatroccolo si sta trasformando in cigno, l'arrivo dell'ex allenatore del Bari su una delle panchine più bollenti del calcio italiano - nove tecnici e tredici cambi in poco meno di sei anni di gestione Cairo - ha riacceso l'interesse sul club granata. Come per magia, il Torino sembra aver ritrovato quella forza antica d'attrazione persa a causa delle ultime tre fallimentari stagioni. «Garantisce Ventura», la spiegazione che unisce il paese.

Da Bari, dove il «professore» ha insegnato calcio con profitto per quasi due anni, giungono segnali di fumo dai suoi ex allievi. Su Gazzi, il mediano che piace ai granata, Petrachi concentrerà parte dei suoi sforzi da domani. E sono ore calde soprattutto per Gillet, il portiere belga destinato a lasciare il club con il quale ha condiviso gioie e dolori per undici anni, acquistato nel 2000 per cinque miliardi di lire dal Monza, che l'aveva prelevato un anno prima dallo Standard Liegi.
«Andrò via da Bari, questa è l'unica certezza che ho - ammette Gillet -. Sento tante voci sul mio conto, ma per ora non saprei scommettere sul futuro. Il mio procuratore mi ha detto che non ci sono novità. Posso solo confermare che tra i club che ho sentito nominare c'è anche il Toro».

Nei giorni scorsi Petrachi ha aperto il canale con il Bari agganciando il ds Angelozzi. Una veloce chiacchierata informale per avere notizie su un calciatore inseguito da mezza serie A, che per rapporto età-prezzo (32 anni, 4 milioni) rappresenta ancora un investimento. Piace a Palermo, Fiorentina, Catania e Bologna, in B c'è anche la Sampdoria (che però potrebbe aver virato su Ujkani del Novara).

 Gillet tiene in forte considerazione il corteggiamento granata. «Torino è una piazza importante, equivale a una di serie A, anzi non riesco a capire come un club così storico e blasonato sia ancora in B». Poi strizza l'occhio a Petrachi. «Il Toro ha Ventura, tanta roba - dice - mi fa molto piacere che l'allenatore mi voglia. Con lui e il suo staff ho un bel rapporto, pulito, sano. Grazie a loro sono cresciuto tanto in questi due anni. Ho completato il mio ruolo, gli ho dato sale. Il primo coinvolto nel gioco è il portiere. Puoi non fare una parata in 90', ma è vietato rilassarsi: sei essenziale. Devi capire i movimenti della squadra, trovare il compagno nello spazio, essere svelto di testa e con i piedi. Lo facevo già con Conte, ma con Ventura ancora di più».

Parole che suonano come un avviso ai naviganti. «Fidatevi di Ventura: è vero che quando la palla frulla è un bel vedere e la gente gode - garantisce Gillet -. Il suo gioco è molto bello. Ma non è facile. Ci vogliono gli interpreti giusti. Ruoli coperti, giocatori con personalità. La testa è un elemento fondamentale della sua filosofia. Niente è lasciato al caso. Ventura ha sempre le idee chiare, studia ogni movimento, tatticamente si avvicina alla perfezione. Ma, ripeto, bisogna dargli la squadra che chiede. Gente con testa e gambe. Acquisti mirati. Se il Toro lo seguirà, sarà impossibile sbagliare un'altra volta». Cairo se lo augura.