Le fortune sportive del Milan storicamente sono legate anche alle sue Bandiere.
Impossibile dimenticare campioni del calibro di Cesare Maldini, Gianni Rivera, Franco Baresi, Paolo Maldini, Demetrio Albertini: tutta gente che, tatuandosi addosso i colori rossoneri, ha contribuito a creare il mito di uno fra i tre club più titolati al mondo in campo internazionale.
Da troppo tempo, però, la società di Via Aldo Rossi, non porta più in prima squadra i talenti migliori cresciuti a Milanello (De Sciglio è stato l'ultimo in ordine di tempo, ma la sua crescita in queste ultime due stagioni è stata frenata daglininfortuni e dalla crisi tecnica di cui la squadra è prigioniera).
Prima ammainando brutalmente la sua più grande bandiera, Paolo Maldini; poi lasciando partire, senza troppi tormenti, quella che, per molto tempo, era stata la sua spina dorsale (Pirlo, Nesta, Gattuso, Seedorf); e infine seducendo e abbandonando prima il povero (si fa per dire) Seedorf  ed ora, il, sempre più avvilito, Inzaghi. 
I risultati di tale condotta sono ben visibili.
Una salutare inversione di tendenza potrebbe iniziare con il lancio graduale in prima squadra dei molti interessanti giovani cresciuti nel vivaio rossonero. Fra questi, ce n’è uno in particolare sul quale i responsabili del settore giovanile sono pronti a scommettere. 
Il suo nome è Manuel Locatelli, è nato a Lecco l’8 gennaio 1998, di professione fa il regista di centrocampo. Locatelli ha iniziato a giocare a calcio a Pescate, nell’oratorio del suo paese, avviato dal padre, che di quella squadra era l’allenatore. 
A soli 9 anni, viene notato da un osservatore dell’Atalanta, società sempre molto attiva nel monitoraggio dei giovani più interessanti.
Così, piccolissimo, approda a Zingonia dove lascia subito intravedere buona parte del suo talento e  il Milan non perde la speranza di portarlo a Milano, continuando costantemente a monitorare la sua crescita. 
Nell’estate 2009, le due società lombarde si rendono protagoniste di un reciproco sgarbo; il guanto di sfida è lanciato dai bergamaschi: approfittando della regola che permette di tesserare i giovani calciatori che non abbiano compiuto il quattordicesimo anno di età, solo con contratti della durata massima di un anno, convincono i genitori di un giovane difensore del Milan, Mattia Alborghetti, anch’egli classe ’98, a trasferire il ragazzino a Bergamo.
Il Milan, a questo punto, non si lascia sfuggire l’occasione di ricambiare con egual moneta,  soffiando, così, il giovane Locatelli alla rivale.
Manuel, a soli 12 anni, comincia l'avventura in rossonero, partendo dagli esordienti.
La sue evidenti capacità di palleggio non passano inosservate e la sua crescita si dimostra costante, tanto da portarlo prestissimo a giocare con i Giovanissimi Nazionali. 
Ed è proprio in questa categoria che avviene la sua esplosione. 
Nella stagione 2012/13, nonostante gli infortuni lo tormentino, è protagonista di un grande campionato, arrivando con la sua squadra a disputare le Final Eight di categoria. Manuel si mette in mostra per la sua capacità di dettare assist ai compagni (importantissimo quello a Cutrone, per il gol vittoria contro il Torino che permise ai rossoneri di superare il girone delle Final Eight), affinando l’abilità nel trovare il gol con una certa frequenza.
Dopo l'ottimo torneo disputato nel campionato Giovanissimi Nazionali, si guadagna la promozione negli Allievi Nazionali. 
La scorsa stagione gioca da sotto età, nella squadra guidata da Omar Danesi, dimostrando di non soffrire il salto di categoria.
Anche stavolta, arriva alle Final Eight, saltando, però, la semifinale contro la Juventus e la finale, persa ai rigori, nel derby con l'Inter, a causa di un’espulsione rimediata nella partita contro la Roma.
All’inizio del campionato in corso, viene aggregato alla formazione Primavera guidata da Brocchi, giocando due anni sotto età. 
Chiunque quest’anno abbia visto giocare Locatelli, può affermare, senza alcun timore di essere smentito, di essersi trovato di fronte un ragazzo pienamente padrone della categoria, e sempre più leader del centrocampo della squadra rossonera. 
Il suo approccio con la formazione Primavera ha impressionato lo stesso allenatore, Cristian Brocchi, che più volte si è sbilanciato nel tessere le lodi del suo centrocampista, prevedendo per lui “un futuro nel grande calcio”.
Purtroppo, anche quest’anno è stato vittima di un infortunio che l'ha tenuto lontano dal rettangolo di gioco per circa due mesi; infortunio, che, fortunatamente, si è ampiamente lasciato alle spalle.
Anche con la Nazionale il suo percorso è stato precocissimo: esordisce, nel Febbraio 2013, con la Nazionale Italiana Under 15 guidata da Rocca, con la quale, nel settembre successivo vince il Torneo Quattro Nazioni. Il mese seguente è già convocato con la Nazionale Under 17 per la partita contro la Svezia, valida per la qualificazione all'Uefa Under 17 Championship, nella quale firma il suo primo gol in Nazionale. 
Proprio in questi giorni, Manuel è impegnato con gli azzurrini, guidati da Tedino, nella seconda fase di qualificazione all’Europeo Under 17.
Dal punto di vista tecnico, Manuel è un centrocampista molto elegante nelle movenze e dalle notevoli doti tecniche.
Il piedi più educato è il destro, ma è ottima anche la sensibilità del piede sinistro. 
Il ruolo che interpreta con maggiore naturalezza è quello di regista basso davanti alla difesa; ma può giocare tranquillamente, come spesso capita, da mezzala in un centrocampo a tre.
Ciò che, tecnicamente, impressiona di più, è l’innato possesso dei tempi di gioco oltre alla precisione nei lanci lunghi per servire gli esterni.  Ottime sono anche le capacità di interdizione. Dotato di un buon tiro, LOcatelli dovrebbe cercare con maggiore frequenza la conclusione dalla distanza.
I paragoni che si sono sprecati per questo ragazzo sono estremamente lusinghieri; c’è chi, addirittura, ha visto, nel suo modo di giocare, le movenze tipiche di un certo Xavi, l’inarrivabile capitano del Barcellona dei fenomeni.
Dal punto di vista fisico, nonostante sia ancora molto giovane, è già dotato di una buona forza, che gli consente di reggere l’urto di avversari, spesso anche di due anni più grandi. Ottima è anche la resistenza alla fatica, dote fondamentale per un centrocampista moderno. Buona, sicuramente, la progressione in velocità, caratteristica che lo aiuta enormemente nei suoi frequenti inserimenti; ancora migliorabile è, invece, lo scatto nel breve.
Caratterialmente Manuel possiede le doti del leader, tanto che sono molti quelli pronti a scommettere che un giorno, questo ragazzo, indosserà la fascia di capitano del Milan, magari provando a riprendere la gloriosa tradizione, traumaticamente interrotta, dei grandi capitani rossoneri.

Alessandro Aliberti

 
(Foto tratta da spaziomilan.it)