Cavaliere, milanese e milanista, sebbene in maniera diversa dal suo predecessore: MARIO MONTI tifa moderatamente rossonero, e guida un governo ad alta discrezione persino sul tifo calcistico.

Con una fragorosa eccezione: alla sua prima intervista la responsabile degli Interni, ANNA MARIA CANCELLIERI, come biglietto da visita personale ha regalato un «sono della Magica Roma, Totti è il mio mito». Ricevendo in cambio della dichiarazione d'amore una maglia autografata dal Pupone giallorosso.

Comunque sia, se nell'era BERLUSCONI la passione per le squadre di pallone era parte integrante del profilo dei ministri, polemiche da Processo del Lunedì annesse, con l'attuale esecutivo la ricerca di una pur labile simpatia risulta complicata dal basso profilo scelto da tutti. Anche in vista del primo weekend di normalità, dopo quello emotivamente totalizzante del dopo giuramento, l'argomento pallone viene trattato quasi con lo stesso riserbo dedicato a pensioni, Ici e patrimoniale. Perchè dal Viminale si dichiara sì 'urbi et orbì passione romanista, ma dalla Farnesina il ministro degli Esteri GIULIO TERZI DI SANT'AGATA diplomaticamente fa sapere di non avere una squadra del cuore e di non seguire il calcio. Scelta di vita condivisa da ENZO MOAVERO MILANESI (Affari europei) e da ANDREA RICCARDI, titolare della Cooperazione internazionale, che peraltro si anima «quando vincono le piccole e non le big del campionato». Un laziale isolato, MARIO CATANIA alle Politiche agricole, non dà il brivido del derby capitolino al governo dei tecnici, dove la componente romanista è troppo forte per alimentare rivalità: ANTONIO CATRICALÀ, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, quando gioca la squadra giallorossa è un frequentatore assiduo della tribuna autorità dello stadio Olimpico.

E una certa inclinazione romanista la dichiarano CORRADO CLINI (Ambiente) e la napoletana PAOLA SEVERINO DI BENEDETTO (Giustizia), che tuttavia continua a prediligere in prima battuta la squadra partenopea. Il tramonto delle ideologie politiche sembra avere smorzato anche certe suggestioni calcistiche: il granata di CRAXI e il giallorosso di ANDREOTTI (per non parlare del bianconero del sorprendente comunista juventino PALMIRO TOGLIATTI) nell'attuale governo tecnico si sono stinti.

Nell'azzurro di bandiera proclamato da GIAMPAOLO DI PAOLA («Tifo per l'Italia e basta»), ministro della Difesa. E nel tenue bianconero di FRANCESCO PROFUMO (Istruzione) e FABRIZIO BARCA (Coesione territoriale). Innegabilmente tifoso (del Bologna) è PIERO GNUDI (Turismo e Sport), ma a dare una connotazione di maggioranza milanista all'esecutivo di Mario Monti arrivano le dichiarazioni di voto rossonere di CORRADO PASSERA («per comunanza con il figlio») e PIERO GIARDA («il mio forte però è la lirica»). Maggioranza risicata, e prese di posizione non esattamente granitiche, a garantire in sostanza una cosa sola: quando si sentirà d'ora in poi il premier parlare di manovra, non ci saranno dubbi, non si riferisce alla posizione in campo di Robinho.