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Gravina, i rischi di un precedente pericoloso. Chi sarà espulso ingiustamente si appellerà al caso-Lukaku?

Gravina, i rischi di un precedente pericoloso. Chi sarà espulso ingiustamente si appellerà al caso-Lukaku?

  • Giancarlo Padovan
    Giancarlo Padovan
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Spero che il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, abbia coscienza di quel che significa avere concesso la grazia all’interista Romelu Lukaku, revocando la squalifica comminatagli dal giudice sportivo e confermata in appello. In un colpo solo, Gravina ha smentito e rinnegato sia l’operato dell’arbitro Massa, sia quello della giustizia sportiva. La motivazione è nobile (lotta al razzismo), ma il precedente, oltre a fare inevitabilmente giurisprudenza, apre un conflitto non solo tra i tifosi meno avvertiti, ma anche all’interno delle istituzioni calcistiche.
 
Si dirà che la “riapertura” della curva bianconera, dopo i cori a Lukaku ha, in qualche modo, favorito la decisione del presidente. Ma, in realtà, è vero il contrario. La Corte federale d’Appello, a sezioni riunite, ha accolto il ricorso della Juventus per una serie di ragioni opposte ai cori o agli ululati razzisti. Se i cori si fossero sentiti dal 35’ della ripresa, come era stato imputato alla Juventus, sarebbe dovuto scattare il protocollo dell’interruzione momentanea della gara con il conseguente annuncio. Invece non è avvenuto (perché?) e questo ha aperto un varco al ricorso dei bianconeri, in grado di dimostrare che, comunque, la società era stata tempestiva nell’individuare e punire i responsabili. Se, però, responsabili ci sono stati, vuol dire che - pochi o tanti, udibili o meno udibili - i cori erano stati eseguiti. Lukaku, dopo il pareggio, voleva effettivamente zittirli o la sua era l’esultanza che sempre inscena dopo un gol?
 
Sia come sia, per me, l’interista non andava espulso. E se lo è stato (causa reazione scomposta) si è trattato di una decisione ingiusta, calvinista, eccesiva almeno quanto la reazione. Tuttavia, una volta che la decisione è presa, e la si ritiene conforme alle norme, tanto da non essere stata modificata dal giudice di primo e secondo grado, intervenire significa entrare in un ginepraio. Se lo si fa, come accaduto a Gravina, si devono accettare tutte le conseguenze. Che sono - lo ripeto - istituzionali e sociali. Non escludo, quindi, che Gravina venga travolto, a livello di opinione pubblica, dalla rabbia degli juventini, così come debba incassare la rinuncia (leggi dimissioni) dei componenti di qualche organo di giustizia.
 
Di sicuro, sul piano morale, il presidente ha fatto un gesto importante contro il razzismo, ma la decisione è stata tanto plateale quanto parziale. Cosa accadrà da domani se un calciatore espulso per un’ingiusta decisione dell’arbitro si appellerà al precedente-Lukaku? Perché è facile dire razzismo, ma in questa faccenda ci sono più razzismi e più vittime. Lukaku è uno, non l’unico. E, purtroppo, avendo aperto il dibattito in modo così fragoroso, Gravina non può aspettarsi solo consenso. Nemmeno da quelli che lo stimano e non sono diventati juventini.      
 

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