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Eravamo a inizio luglio, in piena bagarre per il rinnovo contrattuale e con Rangnick alle porte. Ibrahimovic rilasciò un’intervista molto polemica in cui dichiarò: “Se resto lottiamo per lo scudetto”. Tutti, compreso il sottoscritto, la interpretarono come una provocazione bella e buona. Indirizzata a chi (Gazidis) aveva già deciso di farlo fuori per inseguire un bizzarro progetto di integralismo teutonico. Lo “scudetto” di Ibra sembrava un paradosso. E invece, a 3 mesi di distanza, il Milan si ritrova primo in classifica a punteggio pieno e da solo, torna a vincere un derby dopo 4 anni e mezzo ed è sempre più guidato dal suo condottiero svedese che, oltre a dirigere la squadra dal campo, è capocannoniere con 4 gol in due partite.

Anche dopo la serata più bella dal suo ritorno Ibra torna ad accarezzare il sogno scudetto, giustamente smorzato da Pioli, conscio del fatto che come valori in campo il Milan non sia nemmeno nelle prime 4 del campionato di Serie A. Al di là della classifica attuale, tornare in Champions League sarebbe già un’impresa eccezionale in una stagione che si presenta lunga, con tantissime partite e una rosa non all’altezza, né a livello numerico né a livello qualitativo. Basti pensare alle prime sostituzioni di questo derby. L’Inter, pur “rimaneggiata”, può mandare in campo Eriksen e Sanchez nella ripresa. Il Milan invece come prime alternative ai titolari propone Castillejo e Krunic. Se permettete una bella differenza. E’ come dire che Conte guida una Ferrari, mentre Pioli è a bordo di una Panda. Eppure, nel bellissimo derby di ieri, al quale è mancato solo il pubblico, i rossoneri hanno sopperito al gap tecnico con una prova di strategia e di unità di squadra davvero notevole.
Ancelotti aveva definito “Milan-Manchester” la sua partita perfetta. Ecco, allo stesso modo possiamo definire questo derby come la partita perfetta di Pioli. Ha giocato all’assalto dell’Inter per 30 minuti sfruttando il momento di maggior brillantezza e lucidità del campione svedese. Ha colpito due volte per indirizzare la partita sui binari preferiti come in un perfetto copione. Poi è arrivata la distrazione che ha riaperto la gara, ma a differenza di quanto accadde nel tremebondo derby pre-lockdown la squadra non si è sfarinata. Anzi, il gol di Lukaku, primo subito dal Milan in 4 partite, ha infuso nel gruppo una concentrazione feroce nella difesa del gol di vantaggio. Un atteggiamento insolito per una squadra molto giovane, che potrebbe tendere a disorientarsi alla prima difficoltà. E invece questo Milan “operaio” è rimasto più che mai in partita e, minuto dopo minuto, la porta di Donnarumma diventava sempre più piccola per i nerazzurri  Che a differenza del Milan lotteranno davvero per il titolo, ma che da questa serata devono imparare che cosa significhi essere davvero “squadra”. Lo ha insegnato a tutti un ragazzino di 40 anni che, in meno di un anno, da solo, è riuscito a realizzare l’impresa in cui avevano fallito 3 proprietà, una decina di dirigenti, 7/8 allenatori e una miriade di giocatori. Ci ha ridato il Milan. Grazie Ibra. Questo vale più di coppe e scudetti.