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  • Guberti cuore Toro:| 'Conte mi voleva alla Juve'

    Guberti cuore Toro:| 'Conte mi voleva alla Juve'

    Intervista al neo-acquisto granata.
    Guberti ha il bonus: "Se segno dieci gol porto il Toro in serie A".
    "Conte mi voleva alla Juve, Ventura mi farà giocare lo stesso calcio".

    Stefano Guberti, quanto conta la parola per lei?
    «Tanto. Avevo promesso di venire al Toro dopo il prolungamento con la Roma e così ho fatto. Le richieste non mancavano in A e l'Atalanta ci ha provato fino all'ultimo, ma ormai avevo dato la mia parola».

    Perché ha scelto il Toro in serie B?
    «Per la corte serrata chi mi ha fatto e per il senso di rivincita. Sia a livello di gruppo che personale: qui l'obiettivo è chiaro ed io mi rimetto in discussione dopo la retrocessione con la Samp».


    Cosa ha lasciato a Genova?
    «Un grande gruppo, che inspiegabilmente è passato dalla Champions alla B. Loro sono un'ottima squadra ed una bella società. Sarei rimasto, perché hanno creduto in me, ed allora spero che la Samp torni su col Toro».

    Lei arriva in prestito, ma resta?
    «La Roma ha creduto poco in me ed allora spero di salire in A col Toro, così la società riscatterà la metà».

    A proposito di futuro, al 1° settembre è più facile che resti Bianchi o Ogbonna?
    «Avere tutti e due non si può? Sono fortissimi e il capitano è quello che mi ha impressionato di più. Spero davvero che restino tutti e due».

    Quanto le pesa essere il colpo di Cairo sul mercato?
    «Ho giocato in due belle piazze, fra Roma e Samp, e quindi le pressioni so cosa sono. Serve l'equilibrio personale e testa per gestire le situazioni difficili. Io arrivo da una carriera particolare, non sono uno che molla facilmente».

    Fino a 15 anni Guberti era più famoso nel mondo della pallamano che nel calcio, poi che è successo?
    «Giocavo a calcio nel tempo libero per divertirmi, poi i miei genitori comprarono il mio cartellino dai dilettanti della Asseminese per 10mila euro ed iniziai a scalare il calcio: Alghero, Torres, Ascoli, Bari e Roma. Quando ho fatto il primo allenamento con Totti e De Rossi capii di avercela fatta».

    In camera che poster aveva?
    «Di un calciatore: Shevchenko, il mio idolo».

    Ha nostalgia della pallamano?
    «Amo tutti gli sport e li seguo quando ho un attimo libero. Alla pallamano devo dire grazie perché mi ha dato un qualcosa in più sui cambi di direzione, una mia specialità».

    Il difetto da correggere, invece?
    «La continuità, ecco perché spero che quest'anno sia quello della svolta: mi è appena nato Thomas e vorrei raggiungere la maturità anche in campo, per essere più costante».

    Nel suo contratto c'è un bonus se dovesse segnare 10 gol. Non è una bella responsabilità?
    «Intanto spero che gli attaccanti facciano 25 gol a testa, però le mie reti potrebbero fare la differenza per la squadra. In sei mesi a Bari, segnai 9 gol in 17 partite. E Ventura gioca con lo stesso modulo di Conte».

    Ma è vero che Conte l'ha cercata per portarla alla Juve?
    «Effettivamente c'era stata una mezza cosa. Solo che dovevano incastrarsi tante situazioni e loro puntano su giocatori più affermati. Ora vogliono Vucinic, che non è così scarso…».

    A Torino può prendersi una doppia rivincita, allora. Ma che Conte farà bene?
    «Lui ha mentalità e personalità forti. Mi ricordo che a Bari, con la promozione acquisita, si arrabbiava ancora perché voleva arrivare primo. E' un vero martello».

    E Ventura?
    «Un bel fabbro».
     


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