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Diciamolo fin dal principio: parlare di crisi per un Barcellona a metà agosto, pur avendo perso male un match importante in casa contro gli acerrimi rivali del Real Madrid, può sembrare un espediente di giornalismo allarmistico; eppure, guardando al club catalano si possono scorgere tanti piccoli sintomi che se non confermano una grave malattia, per lo meno dovrebbero far riflettere.

"SERVONO ACQUISTI" - La pecca principale del Barcellona di quest'anno, ma non solo, è fondamentalmente l'incapacità di fare acquisti di peso, che permettano la continuità di quello che in tutto il mondo è stato riconosciuto come lo "Stile Barcellona", il famoso "Tiki Taka". Lo ha fatto presente anche uno dei senatori della vecchia guardia Sergio Busquets alla fine della partita, indicando che "servono acquisti, sì o sì, per rinnovare la squadra" e, se a questo si aggiungono le critiche più o meno velate di Gerard Piqué nel corso della conferenza stampa pre-partita, è facile capire che il livello di tensione tra dirigenza e spogliatoio sia ai massimi livelli. Tensione che in qualche modo è stata esacerbata dal responsabile dell'area tecnica del Barça Pep Segura, che ha dichiarato: "L'errore di Piqué ha condizionato la partita". C'è chi ha letto in queste parole un attacco diretto all'atteggiamento del difensore, ma non bisogna però dimenticare che la passata stagione, quando il difensore del Barcellona sparava a zero contro arbitri e "i valori" del Real Madrid, la dirigenza blaugrana difendeva "la libertà di espressione di Gerard." 

VALVERDE NELLA BUFERA - Chi si trova scomodamente nel mezzo di una bufera annunciata è il nuovo allenatore Ernesto Valverde, da troppo poco tempo sulla panchina del Barcellona per poter far pesare la bilancia da un lato o dall'altro. La filosofia del tecnico spagnolo è molto vicina allo "stile Barça", possesso palla e pressione asfissiante quando la palla è tra i piedi degli avversari, ma è anche vero che per poter continuare questo tipo di gioco la rosa va ringiovanita altrimenti, come è facile immaginare possa succedere se i risultati non arriveranno, sarebbe troppo facile dare la colpa solo all'allenatore. Non dimentichiamoci che quando c'era Luis Enrique in panchina si visse una profonda crisi all'interno dello spogliatoio. All'indomani di una sconfitta contro la Real Sociedad alla diciassettesima giornata di Liga si diceva che Messi e compagni volessero farlo fuori, l'ex tecnico della Roma affrontò il problema a muso duro, con il pieno supporto della società e il Barcellona vinse tutto. Valverde ha il carattere per resistere a simili pressioni? Soprattutto se arrivano già a metà agosto?

IL FANTASMA DI NEYMAR - Ora si può cercare di far passare in secondo piano l'enorme smacco subito dalla squadra catalana, sia a livello societario sia a livello d'immagine, con l'addio di Neymar, ma il fantasma del brasiliano, anche se lui in quel momento giocava a Guingamp col Paris Saint Germain, era fermamente presente al Camp Nou domenica sera. Non si può gettare addosso la croce al povero Deulofeu accusandolo di non essere al livello di Neymar, nessuno ha mai pensato che lo fosse, non alla sua prima partita ufficiale al Camp Nou dopo il rientro dal Milan per lo meno. Se poi, dopo aver incassato i 222 milioni della sua cessione il meglio che la società blaugrana riesce a fare è portarsi a casa il 29enne Paulinho per 40 milioni, è logico che i tifosi guardino con sospetto al Barça che sta nascendo. Anzi, c'è già chi ha cominciato a paragonare gli eventi di oggi con quelli che seguirono la cessione del portoghese Luis Figo al Real Madrid nel 2000. Anche in quel caso l'addio di un idolo per i tifosi, in cambio di denaro contante, in quel caso si parlava ancora di peseta spagnola. Con i soldi intascati dalla sua vendita il Barcellona "rinforzò" al squadra con il francese Petit, gli olandesi Overmars e Bogarde; sia chiaro ottimi giocatori, ma in Catalogna non lasciarono il segno.

FINE DI UN CICLO? - Il 3-1 subito contro gli uomini di Zidane pesa molto, ma quel che preoccupa maggiormente è che il Barcellona è sembrato la brutta copia di sé stesso, lontano anni luce da quel calcio che tutti invidiavano. Merito del tecnico dei blancos e dei suoi, ma forse anche dall'incapacità dei blaugrana di rinnovarsi e di un mercato che, salvo rare occasioni (leggi Neymar e Luis Suarez), negli ultimi anni è stato fallimentare. Si continua a trattare per Dembelé e Coutinho, ma saranno sufficienti a evitare che si ponga davvero la parola fine sul ciclo del Barcellona di Messi? Non basta una sconfitta per parlare di crisi di fine ciclo e di squadra superata, però domani c'è il ritorno al Bernabeu e domenica inizia la Liga, con i blaugrana che ospitano un Betis che contro Milan e Inter ha fatto un'ottima figura. Il tempo stringe e il popolo barcelonista non sembra disposto ad aspettare.