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Theo e Messias, l'ultima invenzione di Pioli: nessuno ha i 'super quinti' del Milan

Theo e Messias, l'ultima invenzione di Pioli: nessuno ha i 'super quinti' del Milan

  • Luca Bedogni
    Luca Bedogni
Dove eravamo rimasti, parlando di Milan? Ah, giusto, dopo il derby perso, avevo scritto un pezzo su questa rubrica nel quale ci si chiedeva se Pioli avesse già trovato l’antidoto alla crisi, malgrado la sconfitta. In quel secondo tempo là, dove era già comparso questo 3-4-2-1/3-4-1-2 che è stato un po’ il sistema della svolta, e che ha steso prima il Tottenham e poi, domenica sera, assai più brutalmente, l’Atalanta di Gasperini. Soprattutto contro la Dea abbiamo rivisto un Milan che torna a vincere a colpi di tattica, con un utilizzo estremo dei quinti (Theo Hernandez e Messias) che merita di essere analizzato. Gasperini non ci ha capito nulla, così come i suoi giocatori in campo, i quali evidentemente non si aspettavano di dover affrontare un Milan così proteiforme. Perché dalla rigidità di quel 3-5-2 scolastico visto nel primo tempo di Inter-Milan, Pioli ha saputo ritrovare, modificando gradualmente le cose opportune, le caratteristiche tipiche e migliori del suo vecchio Milan. E l’Atalanta, per come interpreta la fase difensiva, era la squadra ideale da affrontare per ricominciare a giocare audaci. Come altro definire infatti le idee tattiche che stanno dietro agli ultimi due gol del Milan? Proviamo ad andare in profondità. 

JUNIOR E THEO: I SUPER QUINTI - Pioli ha visto un bug nell’Atalanta e così ha pensato di trasformare Theo e Messias in super quinti. Ha preparato ‘i superpoteri tattici’, e glieli ha consegnati prima della partita con uno scopo preciso. Fuor di metafora, sin dai primi minuti il Milan ha cercato di sorprendere la Dea portando dentro al campo i suoi esterni di centrocampo. A volte anche contemporaneamente.



Ma attenzione a una cosa: tutto ciò non avveniva semplicemente per ‘palleggiare’, non si trattava di ‘pescare’ l’uomo tra le linee in fase di costruzione, come al giorno d’oggi succede spesso nelle squadre che costruiscono coi ‘falsi terzini’. Nell’operazione tattica di Pioli cambia il senso, lo scopo di questo movimento verso il centro del campo, specialmente se da una parte c’è un mancino a piede invertito con un passato da esterno alto e dall’altra un terzino potente, noto per i suoi inserimenti. Vagamente, vi ricorda qualcosa questo pattern? Siamo al minuto 2 di Milan-Atalanta.



A me sì: ricorda l’azione del gol di Messias al minuto 86. 



Cambiano le facce, cambia la dinamica e l’origine dell’azione, ma non la funzione che ricopre il super quinto (in questo caso Messias). Ma attenti bene: super non è Messias in sé, super è la sua mission. L’idea che sta dietro questo movimento fatto da un quinto che quinto non è.



I QUINTI ‘CALCIANTI’ - E il primo gol allora? Vi siete chiesti perché Theo Hernandez calcia da una posizione del genere e tutto solo soletto? La risposta è di natura puramente tattica. In questa azione il Milan costruisce corto a destra, attirando l’intero centrocampo del Gasp, da Ederson a De Roon, passando per Koopmeiners. Di fatto, in zona palla, i rossoneri possono sfruttare inizialmente una superiorità numerica provvisoria (3 contro 2). Nel frattempo, Theo riconosce uno spazio utile in mezzo al campo, consapevole del fatto che né Ederson né Lookman si aspettano il suo movimento. E Zappacosta cosa farà? Come interpreterà questa elusione del duello lungo la fascia?



Zappacosta rimarrà dov’è, privato del suo scopo difensivo prioritario. Diventerà un residuo inutile della contrapposizione ‘a uomo’ caratteristica della Dea. La conseguenza è la libertà conquistata da Theo Hernandez in mezzo al campo. Chi lo prende ora? Deve sganciarsi Toloi? Deve tornare Lookman? Intanto il Milan mantiene le proporzioni in zona palla, anche se cambiano i numeri della superiorità numerica. Con l’aggiunta di Tonali diventa un 4 contro 3. E ora il pallone arriva a Kalulu che, con un certo margine di vantaggio, può alzare la testa e guardare lontano.



Vede il movimento esemplare di Giroud e gliela mette sopra, alta per la torre. E così sul lato debole Toloi e Zappacosta scappano con Djimsiti. A ciò aggiungete la posizione del centrocampo della Dea, osservate come si è tutto schiacciato in zona palla.



Bene, adesso guardate come si è dilatato lo spazio utile che aveva guadagnato Theo col movimento iniziale. Non può essere solo frutto del caso. Generare un tiro in libertà è un’arte, lo sanno bene gli allenatori di basket.



E non è un caso che anche Messias, l’altro quinto ‘calciante’ del Milan, abbia deciso la partita di Monza con un tiro proveniente da una posizione analoga. Di nuovo, cambiano situazioni e dinamiche, ma in Serie A chi ce li ha due quinti così contemporaneamente e potenzialmente offensivi? O meglio, chi riesce a mantenerli plausibili, sostenibili, senza accusare subito problemi di equilibrio?

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