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Un disco e un film per celebrare i suoi settant’anni. Il titolo del due lavori, “Western Stars”, sintetizza in maniera esemplare l’intera vita artistica e umana di Bruce Springsteen, una rock star venuta al mondo per stare tra la gente e a cantare per la gente. Un uomo che è rimasto esattamente come il ragazzo di strada nato povero ma talmente ricco dentro da saper affrontare la vita a muso duro senza tuttavia mai tradire i principi dell’onestà e della cultura popolare che insegna quanto sia possibile rimanere puliti anche se ci si deve sporcare le mani perché l’esistenza è lotta dura. 

Cantando queste emozioni e lavorando per trasmettere a chi le ascoltava un messaggio di energia pura e positiva è diventato per tutti il Boss. Una sorta di supereroe dai poteri magici non per invenzione fumettistica ma per vocazione naturale. Ecco perché anche arrivato a un’età in cui le forze affievoliscono, almeno quelle fisiche, Springsteen non accenna minimamente a rallentare la sua corsa da maratoneta sempre pronto nel mettersi a disposizione di coloro i quale ne hanno più bisogno. E talvolta basta proprio una canzone, una sua canzone, per trovare nel fondo di noi stessi la forza per reagire agli sgambetti della vita. 

Mi raccontava Alessandro Del Piero, quando ancora giocava nella Juventus, che nei momenti di depressione comunque rari ma fatali come per ciascuno trovava proprio nella musica e nelle parole del Boss la carica giusta per scrollarsi di dosso le incrostazioni provocate dai momenti meno positivi. Sul pullman che lo portava allo stadio e poi dentro gli spogliatoi in attesa della partita Alex si isolava dal mondo esterno e con le cuffie alle orecchie si “riscaldava” e si caricava per affrontare l’ennesima battaglia sportiva. Mi disse che, un giorno, aveva scordato il suo walkman in albergo e non potè fare il suo solito tipo di preparazione mentale con la voce del Boss. Sarà un caso o forse no, sta di fatto che Del Piero quella domenica stentò a vedere la palla e si beccò pure l’insufficienza in pagella. Un evento per lui più unico che raro. 

Un altro campione del calcio porta ancora oggi con se il ricordo di Springsteen legato a un’occasione molto speciale. Aldo Serena, allora attaccante dell’Inter era andato a San Siro per assistere ad uno dei tanti concerti milanesi che il Boss teneva nel luogo da lui stesso definito “tra i più speciali al mondo”. A metà dello spettacolo il bomber venne raggiunto dal segretario personale di Ernesto Pellegrini, il presidente della società nerazzurra. La convocazione, urgente e immediata, costrinse Serena a lasciare il concerto a metà. In effetti la sua presenza in sede era indispensabile. Doveva dare l’assenso e firmare il contratto che lo avrebbe portato a cambiare maglia. Cosa che fece e che gli portò fortuna, come ricorda ancora oggi. Serena alla Juventus e Tardelli all'Inter. Boniperti, come al solito, aveva azzeccato un altro colpo vincente dei suoi. Il Boss, insomma, porta bene anche al mondo del calcio. 

Un pallone che Springsteen segue anche con un certo interesse. Quello italiano, in particolare. Se professa tifoso del Como perché anche rispetto allo sport ama  gli umili e rimarrà famoso il suo intervento di censura nei confronti dell’attaccante dell’Uruguay, Suarez (“Il pallone è per animi nobili e non ber bestie scatenate”) quando in campo azzannò Chiellini il quale lo ringraziò pubblicamente per la solidarietà. Piccole storie minimaliste che servono a sottolineare quanto sia giusto e bello che anche il calcio partecipi con il giusto affetto e ammirazione al compleanno di un eterno lottatore come Springsteen le cui tracce, in Italia, per modo di essere e di vivere le sta seguendo il nostro Vasco Rossi. Un altro sognatore re degli stadi