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Certo, Cristiano Ronaldo fuori e Leo Messi dentro può fare tutta la differenza del mondo. Però se la Juve era in costruzione, il Barcellona pure se non addirittura in crisi. Se alla Juve mancavano oltre a CR7 anche altri giocatori importanti, pure Koeman aveva dovuto registrare assenze pesanti. Così, per scelta o per forza, in campo c'erano tanti giovani. Solo che da una parte questo è sembrato un limite, dall'altra nemmeno sembrava di veder giocare dei ragazzini. Perché di questo si trattava: Pedri ha dato equilibrio a tutta la squadra ed è nato il 25 novembre 2002, Ansu Fati quando entrato si è divertito ed è nato il 31 ottobre 2002, in difesa finché ha retto non ha avuto paura Ronald Araujo (7 marzo 1999), non possono essere nemmeno considerati più dei giovani i vari Ousmane Dembélé (1997) e Frenkie de Jong (1997). Eppure la Juve è costretta a definire giovane gente come Rodrigo Bentancur (1997), Federico Chiesa (1997) o addirittura Arthur (1996), come dichiarato al termine di Andrea Pirlo, oltre a Merih Demiral (1998) e Dejan Kulusevski (2000). Insomma, sulla carta le condizioni non dovevano essere poi così differenti tra Juve e Barcellona, per quanto avere Messi e non avere Ronaldo sia pur sempre un fattore.
NON SONO PRONTI – Il punto è che anche nelle parole dei suoi protagonisti, da Bonucci allo stesso Pirlo, viene fuori come quell'esperienza che fa la differenza in certi contesti sia stata proprio la vera mancanza della Juve. Se il Barcellona lancia ragazzini non ancora maggiorenni e questi rispondo presente, i giovanotti della Juve che hanno pur sempre tra i 20 e i 23 o 24 anni, invece fanno fatica. Si faranno, ma non sono pronti. E lo hanno dimostrato. Nelle piccole cose che poi fanno la differenza. In Italia è un craque Kulusevski, stasera è sparito alla pari dei big che non lo hanno aiutato di certo (su tutti Paulo Dybala). Mentre Chiesa ancora appare un pesce fuor d'acqua e Bentancur è solo l'ombra del giocatore fondamentale nell'ultimo biennio. Per Demiral più che un problema di personalità si tratta di un eccesso di foga, il rosso rimediato per un fallo oltre la metà campo è una leggerezza che non dovrebbe permettersi chi punta a rubare il posto ai totem della difesa bianconera. Arthur è entrato quando non c'era più partita, il suo vero limite per ora è stato quello di non aver ancora convinto Pirlo, che forse non a caso lo ha inserito nel gruppone dei giovani inesperti nelle dichiarazioni di fine partita. In tutto ce n'è per circa 200 milioni, di ragazzi che dovrebbero rappresentare la nuova generazione della Juve insieme a Matthijs de Ligt. L'emergenza li ha resi subito fondamentali, a parte qualche lampo non sono ancora stati decisivi come avrebbero dovuto. Avranno ancora tanto tempo a disposizione, nessuna bocciatura è in atto. Ma meno tempo ci metteranno e più saranno da Juve. O non lo saranno.