Spettacolo nel derby e spettacolo col Parma, passando per un’ altra spettacolare prova a Firenze (pareggio a parte): la Lazio di Inzaghi si avvicina al delicato impegno con l’Inter dopo aver ritrovato gioco e risultati, brillantezza e gol a palate (8 in 3 partite). L’accelerata sembra dipendere da alcuni fattori tattici piuttosto evidenti, come ad esempio la progressiva affermazione di Correa da dicembre in avanti, e la quasi parallela intuizione/conseguenza della doppia mezzala tecnica (Luis Alberto-Milinkovic-Savic). Si aggiunga a tutto ciò la crescita realizzativa di Caicedo nel girone di ritorno: l’ecuadoriano, che aveva segnato solo 1 gol fino a gennaio, tra febbraio e marzo ne ha fatti ben 3, di cui 2 gol-partita (Frosinone, Empoli) e l’ultimo che ha sbloccato il derby. In questo modo il lieve calo di Immobile, dovuto anche alle sue uniche due assenze (infortunato con l’Empoli e squalificato col Parma), è stato felicemente riempito (nel girone d’andata Immobile ne aveva già segnati 6, a questo punto: il doppio). La Lazio ora sembra in grado di stupire sempre, con e senza il suo capocannoniere. Ma è davvero così sostituibile? Cosa cambia concretamente con Immobile al posto di Caicedo? E soprattutto: quanto durerà il sogno tutto tecnica, velocità e spettacolo che continua a vivere questa Lazio? 
 
 PAROLO MEZZALA VOLEVA DIRE.. – Partiamo da dicembre, dalla quinta sconfitta in campionato dei biancocelesti, quella maturata a Bergamo. Dopo quattro pareggi abbastanza insipidi, la Lazio toccò forse il punto più basso della stagione proprio all’Atleti Azzurri d’Italia, perdendo tuttavia di misura (1-0). Era schierata col solito 3-5-2: davanti Immobile-Correa, in mediana Badelj, e Parolo e Milinkvic-Savic a far da interni. Fuori Luis Alberto. 



Questo tipo di assetto comportava infatti due conseguenze: primo, l’esclusione del talentuoso trequartista spagnolo Luis Alberto, secondo, la posizione di Milinkovic-Savic (mezzala sinistra). A destra infatti andava puntualmente Parolo, sia per sfruttare Sergej come mezzala ‘tecnica’ a piede invertito, sia per assecondare l’interpretazione del ruolo da parte dell’incursore italiano.  Si creavano però situazioni curiose come queste qui sotto, quando il pallone finiva in fascia a sinistra: sovraccarichi in area sul lato debole, poiché Milinkovic-Savic non rinunciava certo a portare i suoi centimetri in prossimità della porta. 



Così a volte, se Parolo e Milinkovic-Savic si inserivano contemporaneamente, restava scoperta una posizione importante, capace di offrire al crossatore l’ appoggio semplice: l’alternativa del gioco corto, lì vicino, al limite dell’area. 
 
SERGEJ E LUIS ALBERTO + CORREA E CAICEDO – Quella posizione, da quando Luis Alberto e Sergej convivono a metà campo, è occupata spesso e volentieri dallo spagnolo, che non l’abbandona certo per andare a saltare in area. Questo perché Milinkovic-Savic, senza Parolo a centrocampo, è stato spostato a destra, e da là si inserisce. La Lazio così tende ad essere paradossalmente più equilibrata nell’occupazione dell’area e dei suoi dintorni. Anche per quanto riguarda la riaggressione.  



È inoltre più equilibrata nel palleggio ma anche nelle ripartenze, avendo a disposizione due mezzali dai piedi raffinatissimi e in grado di azionare con filtranti e aperture iperprecise attaccanti e laterali tutta-fascia. Si noti poi che l’assenza di un colpitore di testa come Parolo può essere compensata  dalla presenza di un centravanti più “classico” rispetto ad Immobile (vedi sopra Caicedo contro il Parma).
 
LUIS ALBERTO E SERGEJ + CORREA E IMMOBILE – Quando c’è Immobile, invece, in determinate situazioni Sergej diventa l’unica vera torre nell’area avversaria. Questo però consente comunque al centravanti della Nazionale italiana di mantenere l’attacco della porta come primo obiettivo. È Correa che tende maggiormente ad aprirsi e a defilarsi. È lui la seconda punta. Se infatti giocassero insieme Caicedo e Immobile, toccherebbe a quest’ultimo, per caratteristiche, lo svariare da una fascia all’altra. Ecco perché allora o gioca l’uno o gioca l’altro, mentre Correa è ormai inamovibile

Dopo la sconfitta di Bergamo, ancora in dicembre, la Lazio si sbloccò in casa contro il Cagliari (3-1), lanciando il 3-5-2 ‘fantasia’ in cui coesistono ben tre trequartisti (due mezzali e una seconda punta) a supporto di una punta di movimento. Parolo allora fece il vertice basso di centrocampo. Ma è evidente che il più indicato per quel ruolo sia Leiva, specialmente con due mezzali di quel tipo. E infatti di lì a poco, proprio con Leiva, Milinkovic-Savic e Luis Alberto a centrocampo, la Lazio fece una delle sue migliori prestazioni stagionali: il 27 gennaio contro la Juve.  
 
I DUETTANTI – Anche se Caicedo è ancora abbastanza sottovalutato, e anche se con lui la Lazio non perde granché nella gestione del pallone sulla trequarti, bisogna dire che quando Immobile e Correa duettano in velocità, sono fantastici. Mi viene in mente il gol del vantaggio a Firenze, nato da una combinazione di prima tra i due e concretizzatosi attraverso un intreccio di movimenti davvero spettacolare. 



Luis Alberto porta il pallone dentro per l’incontro di Correa che, di prima, d’esterno, serve Immobile. Così facendo l’argentino evita lo stop, anche se è solo e potrebbe girarsi e puntare la difesa. Il suo tocco è già un movimento senza palla. La retroguardia della Viola non può più scappare semplicemente, è costretta perciò a frenare e accorciare sul centravanti. Immobile però si libera altrettanto velocemente del pallone giocandolo anche lui di prima. Una sponda leggera seguita da uno smarcamento. Correa ora può puntare.     



Il centrale puntato esce, ma Correa fa in tempo a chiedere la triangolazione al compagno: soltanto una delle soluzioni possibili. Infatti Immobile lo ignorerà e andrà al tiro dal limite.
 


Ma la cosa più intrigante di questa coppia di attaccanti è la loro capacità di servirsi vicendevolmente in profondità: emblematico il lancio di Immobile e il movimento di Correa nell’ultimo derby, appena prima del calcio di rigore.