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La qualificazione dell’Italia per i Mondiali è un obbligo. Rimanere fuori per la seconda volta consecutiva sarebbe una tragedia sportiva, sia perché minerebbe profondamente la passione popolare, sia perché farebbe perdere ulteriore appeal internazionale a tutto il nostro movimento (che negli ultimi 15-20 anni ne ha già sprecato moltissimo, trasformandosi da leader in comprimario). Per questo a noi sembra abbastanza naturale che si faccia tutto, ma proprio tutto il possibile per mettere la Nazionale nelle condizioni migliori per giocarsi ogni possibilità di vincere i playoff di fine marzo. Ma questo, evidentemente, non è un pensiero comune a tutte le componenti del mondo del calcio.

Due sono le soluzioni per aiutare Mancini. Numero uno: organizzare uno stage a gennaio, questione sulla quale sembra non ci siano ostacoli. Numero due (soprattutto): spostare la trentesima giornata di campionato, quella del 19 e 20 marzo, che cade a quattro giorni dalla semifinale dei playoff mondiali. È vero che tra martedì 15 e giovedì 17 ci sono le coppe, ma il ct potrebbe cominciare a lavorare con coloro i quali non vi partecipano e - aspetto ancora più importante - eviterebbe di accogliere gli azzurri a Coverciano la notte del 20 o la mattina del 21, stremati dalle gare di Serie A, magari acciaccati, addirittura infortunati. Nel fine settimana che precede i playoff c’è, ad esempio, il derby di Roma: non esattamente l’incontro meno pesante, sul piano fisico e nervoso, per Immobile e Acerbi, Pellegrini e Zaniolo (e speriamo Spinazzola).

Lo spostamento della trentesima giornata di campionato ha trovato subito fervidi oppositori. La domanda immediata è stata: e quando la recuperiamo? La risposta dovrebbe essere quasi maleducata: quando volete, basta che la togliate da lì, dal 19 e 20 marzo. Inventatevi qualcosa, purché qualcosa facciate. A ogni soluzione proposta viene subito opposta una controindicazione: non si può posticipare la fine della Serie A, non si può anticipare un turno a gennaio. Vietato muoversi, insomma.
A noi è venuta un’idea quasi banale: cancellare la doppia semifinale di Coppa Italia, trasformandola in una sfida secca. Si recupererebbe una data a metà settimana per collocarci il turno di A. Non si può cambiare il regolamento di una competizione in corsa? E chi lo ha detto? Se c’è un’emergenza assoluta, e questa lo è, si prendono decisioni emergenziali, anche drastiche se occorre. Dovremmo averlo imparato, visto quello che abbiamo passato negli ultimi venti mesi. La verità è che, anche in questo caso, il problema principale è il denaro, perché Mediaset ha speso 48 milioni per i diritti della Coppa Italia. Chi indennizza la tv per la perdita di due incontri di semifinale? Nessuno alza la mano, né la Federazione (eppure la Nazionale è roba sua), né la Lega (eppure dovrebbe avere interesse a tutelare il patrimonio calcio italiano).

Una cosa è sicura, in una vicenda del genere il punto di partenza non può essere: non esiste una soluzione. Il punto di partenza deve essere: troveremo una soluzione, perché il turno di campionato non si deve giocare in quei giorni. Poi possiamo essere eliminati lo stesso ai playoff, è ovvio. Ma davvero vogliamo svegliarci a fine marzo pensando di non averle provate tutte per andare ai Mondiali? Davvero le società di Serie A possono essere così egoiste e cieche, anche stavolta?

@steagresti