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E’ stato un mercato strano, senza precedenti, molto difficile per tutti i nostri club: pochi o pochissimi soldi, grande necessità di fare cassa. Anche dare i voti non è semplice. Come giudicare un club che non si rafforza perché non se lo può permettere, o addirittura si indebolisce per problemi finanziari? Bisogna ritenerla una necessità, e quindi da tollerare, oppure un limite, e di conseguenza meritevole di condanna? Il giudizio è sui proprietari spesso in crisi o sui dirigenti che cercano di fronteggiare le difficoltà? Abbiamo cercato di mixare: disponibilità economiche, scelte tecniche, valutazioni finanziarie dei giocatori in entrata e in uscita. E abbiamo prodotto questi voti.

ATALANTA 6,5 L’offerta del Tottenham per Romero era irrinunciabile. Non sono arrivati giocatori fatti, di alto livello, per compiere un ulteriore salto di qualità, ma giovani intriganti. La linea del club non cambia, anche se forse era legittimo aspettarsi uno sforzo in più per avere maggiori possibilità di lottare per lo scudetto.

BOLOGNA 5 Il solito mercato saputiano, basso profilo e scarse ambizioni: non può bastare Arnautovic a accendere l’entusiasmo, la partenza di Tomiyasu conferma che il progetto è quello di valorizzare e vendere. Segnali chiari: con questa proprietà il club è destinato a galleggiare, mai a volare.

CAGLIARI 5 E’ finito il tempo dei sogni, o almeno Giulini ha deciso che, per questa estate, non era proprio il caso di continuare - come nel recente passato - con rilevanti investimenti sul mercato (dai quali peraltro non sono arrivati i risultati sperati). Fuori Nainggolan e dentro il suo amico Strootman, per il resto la squadra è più o meno la stessa che si è salvata a fatica nello scorso campionato.

EMPOLI 7 Con la competenza nota, Corsi ha inserito nell’organico promosso dalla B alcuni elementi da Serie A, quasi tutti in prestito, confidando di valorizzarli. Cutrone e Pinamonti sono due belle scommesse.

FIORENTINA 7,5 E’ tra i pochi club a avere investito davvero in questo mercato: l’affare Nico Gonzalez è decisamente oneroso. Il resto lo ha fatto con i presiti. Ma la vera vittoria di Commisso è la conferma di Vlahovic e - in misura molto minore - anche di Milenkovic. Non era affatto scontato che il centravanti rimanesse a Firenze. Anzi.

GENOA 6,5 Il circo Preziosi potrebbe essere arrivato al capolinea, la trattativa per la cessione del club è concreta. E allora il presidente ha messo in piedi il solito tourbillon estivo, ribaltando la squadra quasi per intero. Stavolta - pare - con scelte sicure anziché le solite scommesse: Sirigu, Maksimovic, Caicedo.

INTER 6 Se il giudizio è sulla gestione di Zhang, non può che essere negativo: togliere Hakimi e Lukaku alla squadra campione d’Italia è un piccolo delitto calcistico. Ma le scelte di Marotta e Ausilio per rimediare a questa situazione di emergenza sono assolutamente logiche e efficaci: Dzeko e Correa là davanti offrono mille soluzioni. Il voto è la media tra il 4 al presidente e l’8 ai suoi dirigenti.

JUVE 4 Il giudizio non può non ruotare attorno alla cessione di Ronaldo: di fronte alla volontà di Cristiano di andarsene era praticamente impossibile opporsi, né la sua partenza va considerata devastante, considerata l’età del giocatore; doveva però essere sostituito in modo migliore. Il mercato bianconero è lo specchio della crisi finanziaria (emblematica anche l’infinita trattativa per Locatelli) e della confusione gestionale (possibile trovarsi ancora senza un vero centravanti?). Inquietanti le cifre di certe operazioni: solo 15 milioni per la cessione del capocannoniere Ronaldo, ben 35 per l’acquisto di Kean.

LAZIO 6,5 Correa ha chiesto di andarsene: è stato ceduto a una valutazione equa, non un affare ma nemmeno un capitale svalutato. Con investimenti non esagerati, è stata costruita una rosa adatta al gioco di Sarri, che ha esigenze completamente diverse rispetto a Inzaghi.

MILAN 5 Ha perso Donnarumma e Calhanoglu, pilastri del Milan secondo in classifica, e non li ha sostituiti in modo adeguato. Il portiere era impossibile da rimpiazzare con uno di pari valore, però almeno per il trequartista era logico attendersi molto di più: la storia di Messias, che tre anni fa giocava in D e ora in Champions, è straordinaria, ma non può essere un trentenne ex dilettante a rimpiazzare il turco. La proprietà ha investito tanto, soprattutto per i riscatti di Tomori e Tonali, però si ha la sensazione che oltre un certo limite, con Elliott, non si possa andare. E incombe il caso Kessie.
NAPOLI 5 Anguissa non è sufficiente per dare un aspetto confortante al mercato del club azzurro, rimasto ancora una volta senza un terzino sinistro di spessore (solo la toppa Juan Jesus). Non è stata risolta la grana - potenzialmente esplosiva - del rinnovo di Insigne.

ROMA 8 In un mercato in cui quasi nessuno spende, Friedkin è il presidente che investe di più in Serie A. Alcune valutazioni sono molto discutibili: i 13 milioni per Rui Patricio, i 20 per Shomurodov. Ma l’esposizione del proprietario americano, in mezzo a tante ristrettezze, merita di essere sottolineata e apprezzata. Abraham è l’acquisto più oneroso del nostro mercato e della storia romanista.

SALERNITANA 6 E’ la società che ha operato nella situazione più difficile rispetto a qualsiasi altra, perché priva di una proprietà fisica, reale, riconoscibile: Lotito non può più intervenire, il trust esiste sulla carta, ma come si muove un direttore sportivo che non ha un presidente-padrone al quale rispondere delle sue scelte? Considerato tutto questo, era impossibile aspettarsi di più.

SAMPDORIA 6,5 Ha aggiunto Caputo alla squadra che, un anno fa, si è piazzata al nono posto, andando probabilmente oltre le sue possibilità. Ma, soprattutto, non ha tolto uomini fondamentali a quel gruppo, tranne Jankto. Di questi tempi, non è poco.

SASSUOLO 6 Ha ceduto Locatelli, mossa inevitabile di fronte alle pressioni della Juve sul giocatore, ma ha resistito alla voglia di fuga di Berardi e Boga. Non è sicuramente migliore di un anno fa, però conserva tanta qualità. Frattesi, rientrato dal prestito al Monza, può stupire.

SPEZIA 6 La squadra che ha stupito nella scorsa stagione è stata disintegrata, o quasi, ma gli sforzi degli ultimi giorni hanno dato una fisionomia più credibile al gruppo. Per Thiago Motta la stagione si annuncia comunque complicata.

TORINO 7 Forse sono state le proteste di Juric, forse la necessità di valutare bene ogni soluzione prima di intervenire in modo concreto. Fatto sta che lo sprint finale del club granata sul mercato ha cambiato volto alla squadra con l’innesto di tanti giocatori importanti.

UDINESE 5 Vende a tanto (De Paul a 35 milioni, Musso a 20) e acquista a poco, come abitudine. Oggi il mercato è oggettivamente insufficiente, se consideriamo il valore tecnico di chi esce e di chi entra, ma magari tra qualche mese ci accorgeremo che in Friuli hanno azzeccato quasi tutto anche stavolta.

VENEZIA 5 Una pioggia di scommesse: il rilancio di Caldara e una colonia di stranieri tutti da valutare. La squadra affidata a Zanetti è una grande incognita.

VERONA 5,5 Non è stato il solito mercato in stile Setti, rivolto solo a monetizzare attraverso i calciatori valorizzati nella stagione precedente. Le partenze però sono ugualmente pesanti: Silvestri, Lovato, Zaccagni. Visti i precedenti con Juric a Di Francesco non è andata malissimo, ma il gruppo si è comunque indebolito.

@steagresti