20
Sotto i riflettori ci sarà, ancora una volta, lui. Per Zlatan Ibrahimovic non è sicuramente una novità, ma il contesto è senza dubbio particolare per molteplici motivi. Lo svedese, infatti, è pronto a vivere una settimana particolarmente intensa, e non solo per motivi calcistici. Accanto agli impegni con il Milan, che in sette giorni sfiderà Roma, Udinese e Verona, ecco la sorprendente e tanto chiacchierata partecipazione al Festival di Sanremo. Una scelta che ha fatto discutere, alimentando critiche e dibattiti attorno al tour de force che vedrà Ibra dividersi tra partite e kermesse ligure, tra allenamenti in solitaria e viaggi in elicottero tra l'Ariston e Milanello. 

CARICA DALLE POLEMICHE - Ma le polemiche, si sa, sono manna dal cielo per chi, come Ibra, si alimenta di pressioni e adrenalina. Lo ha ricordato anche Massimo Ambrosini, suo ex compagno e capitano con il quale, il 7 maggio 2011, sollevò l'ultimo Scudetto rossonero proprio nell'Olimpico giallorosso. "In queste situazioni di confusione si sente a suo agio. Secondo me nelle prossime partite potrà fare anche qualcosa in più" ha dichiarato l'ex centrocampista, a cui ha fatto eco Pioli nella conferenza pre-gara: "Lui pretende tanto da sé stesso e dai compagni, è motivato e sereno, è concentrato sulla partita di domani come lo siamo tutti". 
PRIMO ESAME CRISI - Come se non bastasse, ecco il momento poco felice in casa rossonera. Dopo un anno calcisticamente eccellente, che ha visto la banda Pioli rinascere dal disastro di Bergamo, battendo record su record e issandosi tra le primissime posizioni della classifica, ora è il tempo delle critiche. Critiche per una condizione che appare giù di giri, per un gioco che sembra scomparso e, soprattutto, per risultati che non arrivano. Due ko di fila in campionato, due deludenti pareggi in Europa League e un gol su azione che manca da ben quattro gare. Il Milan si affida al suo totem, a quel faro che in carriera, complici spogliatoi ingombranti e con compagni carismatici, non ha mai dovuto essere un leader a tutti i costi. Perché alla Juve era circondato da Buffon, Cannavaro, Nedved e Del Piero; all'Inter da Julio Cesar, Cordoba, Materazzi, Samuel, Zanetti, Cambiasso e Stankovic; al Barcellona c'erano Dani Alves, Puyol, Iniesta, Xavi e Henry. E poi ancora: Nesta, Ambrosini, Gattuso, Seedorf e Inzaghi al Milan; Alex, David Luiz, Thiago Silva e Cavani al Psg, Carrick e Rooney al Manchester United. Tocca a lui, ora, prendere per mano il Milan. Lo ha fatto per un anno intero, ridando luce a una squadra precipitata nell'abisso. Tocca nuovamente a lui, ora, ritirarla fuori dalla crisi. Sfruttando, perché no, anche le polemiche.