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Zlatan Ibrahimovic è un campione e un leader. Ma questa sera, a Parma, si è trasformato nel capo dell’Ufficio Complicazioni Partite Semplici (acronimo UCPS).

Secondo tempo. Milan in vantaggio per 2-0, partita inesistente, visto che il Milan ha smesso di comandarla e si accontenta di controllarla. Il Parma è sotto in tutto: psicologicamente, tecnicamente, agonisticamente. D’Aversa, che ha sostituito il declinante Gervinho con Cornelius, spera in un colpo di vento che gli raddrizzi una barca ormai alla deriva (il Parma è penultimo e vi resterà anche dopo la fine della partita).

Al 50’ c’è un accenno di vita con Donnarumma che è strepitoso nell’impedire il gol - nella stessa azione - prima a Conti (colpo di testa deviato), poi a Pellè (tiro al volo respinto). Il terzo tentativo, una rovesciata di Kucka, va alta sulla traversa.

L’occasione avrebbe potuto riaprire la partita, ma è un fuoco di paglia. All’improvviso, a soffiarci sù e ad accendere il falò delle (poche) possibilità parmigiane, ci pensa proprio Ibra che, dopo un’entrata di Kucka (punita dall’arbitro), protesta, borbotta, insiste, reitera fino a quando Maresca, come folgorato da una frase eccessiva, si volta di scatto e gli mostra il cartellino rosso.

Cambia tutto. Mentre Zlatan se ne va furibondo (ma se la sarebbe dovuta prendere con se stesso), Pioli organizza un 4-4-1 di emergenza con Rebic unica punta e Calhanoglu, già poco propositivo dietro le punte, addirittura esterno.

Il Parma, beneficiato di tanta grazia (giocare uno in più contro una squadra senza Ibrahimovic) dimezza lo svantaggio al 65’ con Gagliolo che anticipa Donnarumma su assist di testa di Pellé, dopo cross di Kucka. E siccome i guai non vengono mai soli, i rossoneri rischiano anche di perdere il portiere-capitano che, nel tentativo di opporsi al marcatore parmigiano, si fa pestare un dito della mano destra.

Tuttavia chi legittimamente si aspetta venticinque minuti di fuoco e fiamme dei ducali resta quasi del tutto deluso. E’ ovvio che tengano la palla più di quanto riesca ai milanisti. E’ altrettanto ovvio che i rossoneri vadano in sofferenza. Ma il computo finale, al netto di una serie di cross sventati dai difensori del Milan o bloccati da Donnarumma, parla di una sola vera occasione: Bani che colpisce di testa, sull’esterno della rete, quando il recupero (5 minuti) è già cominciato.

Prima di allora solo cambi. Grassi per Hernani (61’); Meitè e Dalot per Bennacer e Saelemaekers (72’); Maxime Busi per Pezzella (74’); Krunic per Calhanoglu e Gabbia per Kalulu (78’); Leao per Rebic e Traorè per Conti, entrambi oltre l’82’.

Il Parma attacca e si sbilancia, il Milan si àncora e non indietreggia. L’ultimo pallone in avanti lo gioca il giovanissimo Traorè che ha la cattiva idea dell’uno contro uno su Dalot, perde palla e il rossonero riparte quasi in campo aperto. Nessuno lo ferma perché il Parma difende con due uomini e sul secondo va ad allargarsi Leao. Quando Dalot lo serve c’è un’autostrada sgombra che conduce davanti a Sepe per batterlo con il destro dell’interno piede. Gol del 3-1 e fine dell’equivoco.

Naturalmente c’era stata tutta un’altra partita. Quella che il Milan ha giocato al completo e che ha cominciato a vincere subito. Prima con un tiro di Kessie deviato da Sepe. Poi con una magia di Ibra (molto più bravo con i piedi che con la lingua) che ha controllato, fintato sull’antagonista diretto e poi spedito in porta Rebic, potente e preciso con il suo destro all’incrocio (8’).

Milan convincente e solido, bello come non era stato con la Samp e persistente: tiro di Ibrahimovic, al termine di una grande combinazione a tre, e pallone deviato in angolo.
L’attaccante svedese, in questa partita bravo a togliersi dalla marcatura per permettere gli inserimenti di Rebic e Saelemaekers, ha messo lo zampino anche nel raddoppio dell’azione avviata da Theo Hernandez e conclusa da Kessie (44’) da dentro l’area.

Sarebbe stato tutto facile. Poi è arrivata l’espulsione di Ibra e ci hanno dovuto mettere una pezza i compagni. Ma il danno resta: come minimo la prossima partita, in casa con il Genoa, la salta sicuro. E, come tutti sanno, non è un vantaggio per il Milan. Sempre secondo, ma - non si sa perché - sempre sul filo.   


IL TABELLINO

Parma-Milan 1-3 (primo tempo 0-2)

Marcatori: 8’ p.t. Rebic (M), 44’ p.t. Kessie (M), 21’ s.t. Gagliolo (P), 45’ s.t. Leao (M)

Assist: 8’ p.t. Ibrahimovic (M), 44’ p.t. Rebic (M), 21’ s.t. Pellè (P), 45’ s.t. Dalot (M)

Parma (4-3-3): Sepe; Pezzella (28’ s.t. Busi), Gagliolo, Bani, Conti (39’ s.t. Traore); Kurtic, Hernani (15’ s.t. Grassi), Kucka, Gervinho (1’ s.t. Cornelius), Pellè, Man. All. D’Aversa

Milan (4-2-3-1): Donnarumma; Kalulu (32’ s.t. Gabbia), Kjaer, Tomori, Hernandez; Kessie, Bennacer (26’ s.t. Meite); Saelemaekers (26’ s.t. Dalot), Calhanoglu (32’ s.t. Krunic), Rebic (39’ s.t. Leao); Ibrahimovic. All. Pioli

Arbitro: Fabio Maresca

Ammoniti: 9’ p.t. Bani (P), 23’ p.t. Calhanoglu (M), 36’ p.t. Pezzella (P), 37’ p.t. Gagliolo (P), 33’ s.t. Hernandez (M), 35’ s.t. Kessie (M), 44’ s.t. Meite (M)

Espulsi: 15’ s.t. Ibrahimovic (M)