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Ad un passo dalla rete numero cento in serie A, Zlatan Ibrahimovic si trasforma in un rifinitore. La sua straordinarietà sta anche in questo: fare quello che serve, quando serve. La chiave di Milan-Catania è nei suoi assist e nel primo gol. Quello che sblocca la partita su calcio di rigore. L'Ibra che impreca contro i compagni per la troppa fame da gol non esiste più. O forse ha indosso la maschera buona del ragazzo che preferisce lavorare per la squadra. E chissà se questi buoni sentimenti sono di origine passeggera o se abbia inciso in qualche modo quello che è successo all'amico Cassano. «Mi manca, eccome se mi manca – ha confessato con malinconia ai microfoni di Mediaset lo svedese –. L'importante è che ora stia bene come uomo, perché del Cassano giocatore non sono minimamente preoccupato, sappiamo tutti quello che sa fare».

Non è stata una settimana facile, ma ormai il peggio sembra passato. Ibra è rimasto scioccato dalla vicenda del barese perché in lui ha sempre rivisto un po' di sé. In comune hanno un'infanzia disagiata, un padre assente, il dramma della povertà e il coraggio di raccontarsi in un libro. FantAntonio ha puntato sulla goliardia; Ibra, invece, si è messo a nudo rivelando uno spaccato della sua vita molto privato. Tra pochi giorni tutti saranno al corrente dei suoi segreti. Guardiola ha già assaporato l'antipasto ma ha preferito non reagire. In attesa di Milan-Barcellona, Ibra si carica anche così e a chi gli chiede se saluterà il suo ex allenatore risponde: «Vediamo, vediamo se mi saluterà».

Nessuno è riuscito a cambiarlo e neppure il Milan lo ammaestrerà. Galliani forse avrebbe preferito che non rivelasse certi particolari della sua vita milanista come l'ormai leggendaria rissa con Onyewu avvenuta a novembre dello scorso anno con particolari sconosciuti come questo: «Mi sono rotto una costola ma non abbiamo detto niente». O l'ammissione del famoso vaffa al guardalinee di Firenze che gli costò una maxi squalifica: «Il club rossonero – racconta – mi chiese di dire una bugia».

C'è troppo Ibra in questo Milan per preoccuparsi degli effetti collaterali del personaggio. Galliani, dopo il 4-0 inflitto al Catania, ha ricordato: «Da quando è rientrato, abbiamo un'altra forza offensiva». Allegri è stato ancora più esplicito : «Quando Zlatan fa l'attaccante è bravissimo, quando fa il rifinitore lo è ancora di più». La svolta è arrivata quando tutti hanno capito che dovevano sacrificarsi ed è stata curata maggiormente la fase difensiva. Ieri il Milan ha prodotto nel primo tempo undici palle gol, escluse le due reti segnate da Ibra e da Robinho. Poi nel secondo tempo ha chiuso la partita e c'è mancato poco che lo svedese riuscisse a far segnare anche Pippo Inzaghi.

Cosa succederà nel mercato di gennaio si saprà a breve. La pazza idea Del Piero non è stata assolutamente accantonata, Allegri, però, per adesso non ci pensa: «Berlusconi e Galliani sono in grado di prendere qualsiasi decisione a riguardo e se ci sarà bisogno non si tireranno indietro. Non credo però che la Juve si privi della sua bandiera».

Intanto, Ibrahimovic avrà la possibilità di giocare anche con Pato, il cui rientro è previsto per la sfida contro la Fiorentina. Le frecce nell'arco di Allegri si arricchiscono di un elemento molto importante. Galliani è dunque entusiasta: «Abbiamo messo il turbo dopo la sconfitta con la Juventus. Sapevamo che dovevamo vincere queste cinque partite, le abbiamo preparate bene e sono arrivati 20 punti in 10 partite». Le statistiche non mentono: con l'uomo scudetto, Zlatan Ibrahimovic, i successi in campionato sono assicurati.