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    Ibrahimovic invisibile advisor di RedBird, Milan senza uomini di calcio: la scelta di Fonseca è un mistero

    Ibrahimovic invisibile advisor di RedBird, Milan senza uomini di calcio: la scelta di Fonseca è un mistero

    • Gianni Visnadi
      Gianni Visnadi
    Perché RedBird non abbia voluto Antonio Conte è talmente ovvio che non serve ricordarlo, perché abbia scelto Paulo Fonseca è sinceramente un mistero, ma più grande ancora è il disinteresse per un allenatore italiano. E di liberi e disponibili e meno stressanti di Conte ce n’erano parecchi e anche bravi: Sarri, De Zerbi, Italiano. Anche la corte a Gasperini l’ha fatta il Napoli, non il Milan. Nessuna colpa per non avere cercato Thiago Motta: la Juventus s’è mossa in largo anticipo, quando RedBird ancora pensava di poter confermare Pioli, l’alibi perfetto.

    Pare che dietro la scelta Fonseca ci sia anche l’avallo di Ibra, invisibile advisor della proprietà, senza incarichi ufficiali nel Milan. Lo aspetta il lavoro più difficile, in un club dove gli uomini di calcio continuano a essere pochi. Toccherà a lui difendere Fonseca, farlo più forte, proteggerlo alle prime difficoltà, che sempre ci sono, in ogni rapporto tecnico. Se invece la scelta Fonseca fosse passata sopra la testa di Ibra, le cose potrebbero mettersi molto male fin dall’inizio. E peraltro resterebbe da capire quale sarebbe il suo ruolo, se nemmeno sceglie l’allenatore, in una società in cui l’amministratore delegato è Giorgio Furani, già portfolio manager di Elliott, zero trascorsi nel calcio, fatta salva la tribuna da spettatore.

    Fonseca è un bravo allenatore, ha idee chiare, crede ad un calcio offensivo e punta al risultato col gioco. Non ha mai allenato una squadra forte (sì, forte: il Milan era forte anche quest’anno) e ambiziosa come il Milan (per lo meno come i suoi tifosi; sulle ambizioni della proprietà circolano versioni a soggetto). Fonseca conosce l’Italia e questo è un grande vantaggio rispetto agli altri nomi stranieri circolati in queste settimane, da Lopetegui in giù. Il quinto posto centrato con la Roma nel 2020 resta il miglior risultato recente del club giallorosso, nonostante il triennio di Mourinho. E quella fu anche l’ultima volta che la Roma arrivò davanti al Milan (sesto). Nella stagione successiva finì settimo, in una squadra che mandava in campo giocatori squalificati e faceva 6 cambi a partita, perdendo a tavolino. Lo sostituì Mourinho, che con una squadra rinforzata, fece 1 solo punto in più in campionato.

    Chi lo conosce bene, lo racconta come una persona diretta, franca. Il nuovo incarico è stimolante, ma la base tecnica c’è. Il Milan non vale 19 punti meno dell’Inter, come dice la classifica. Il Milan non vale i 6 derby consecutivi persi da Pioli contro Inzaghi (ricordiamolo sempre, anche in queste ore di nostalgico saluto all’allenatore del 19esimo scudetto). Primo compito di Fonseca sarà ridare fiducia e ruolo ai difensori, apparsi in questa stagione più scarsi di quanto non siano, per colpe non solo loro. Il Milan va risistemato, come tutte le squadre, non certo rifatto. Serve un centravanti, uno giovane, forte, un bomber. Servirebbe confermare tutti quelli bravi, ma pare che non sia possibile. Evitare almeno di sacrificare Theo e Leao, l’asse dello scudetto. E pensare magari a Maignan, ché di bravi portieri in giro ce ne sono molti e magari s’infortunano meno di lui: assente per 27 partite in 3 campionati. Più di un mediano.

    @GianniVisnadi

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