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Ibra sì, Ibra no, Ibra forse. Per la serie sempre di moda nel calcio “chi l’avrebbe mai detto?”, Zlatan Ibrahimovic, 38 anni all’anagrafe, ma molti meno sul campo e fuori, è pronto a tornare a giocare in Italia. Sì, ma dove? Uno come lui non si accontenta di lottare per la salvezza come Balotelli, perché non pensa a tornare in nazionale, visto che alla Svezia ha già detto addio da tempo. No, Ibrahimovic vuole semplicemente divertirsi e far divertire, anzi tornare a vincere nel campionato più difficile del mondo, dove lo ha già fatto con le maglie delle tre grandi storiche del calcio italiano: Juventus, Inter e Milan, con cui tra l’altro ha festeggiato l’ultimo scudetto dei rossoneri. In teoria, dopo aver concluso la sua esperienza a Los Angeles, stanotte se perderà la finale per il titolo o al più tardi in novembre se andrà in finale, Ibrahimovic sarebbe disposto a tornare sul luogo del delitto, a Torino o a Milano. A quanto pare, però, sarebbe troppo ingombrante per Sarri che ha già avuto i suoi problemi a trovare un posto a Higuain e Dybala e a maggior motivo sarebbe troppo ingombrante per l’intransigente Conte che ha subito escluso Icardi.

E allora, visto che Ibrahimovic come tutti ha un buon rapporto con Ancelotti rimane il Napoli. Una soluzione non soltanto teorica, ma sempre più concreta dopo le parole di ieri del presidente De Laurentiis (“Ne stiamo parlando da un po”). 

Ibrahimovic al Napoli sarebbe la soluzione ideale per tutti, per tanti motivi. In primo luogo Ibrahimovic sarebbe il valore aggiunto per la squadra, un’importante alternativa in attacco, per la rincorsa allo scudetto e per andare più lontano possibile in Champions. In secondo luogo uno come lui incendierebbe la passione dei napoletani che  tornerebbero a riempire lo stadio come ai tempi di Maradona, impazzendo per un nuovo grande trascinatore. E infine soltanto uno come Ancelotti, con il suo carattere davvero unico nel mondo del calcio, potrebbe tenere unito lo spogliatoio, gestendo una squadra di club come si fa con una nazionale in cui ci sono 23 giocatori di alto livello. Per tutti questi motivi sarebbe sbagliato lasciar partire Mertens per la Cina, proprio adesso che con la sua doppietta a Salisburgo ha superato Maradona nel numero dei gol. La Cina può attendere per lui e per Callejon, entrambi in scadenza di contratto, perché con tanti impegni ci sarà spazio per tutti. E proprio l’abbraccio di Insigne ad Ancelotti con le sue scuse al tecnico dopo il gol del 3-2 a Salisburgo dimostra che il clima all’interno della squadra è sereno, grazie al carattere del tecnico incapace di portare rancore ai “ribelli” di turno. A questo punto, quindi, manca soltanto il “sì” definitivo di Ibrahimovic e un accordo sull’ingaggio, ma se De Laurentiis ha già dimostrato il suo interesse per il campione svedese è lecito essere ottimisti. Il futuro del Napoli, quindi, è più che mai azzurro e sarebbe un peccato guastarlo, pensando ai propri interessi e non a quelli della squadra. Perché dalla A di Ancelotti alla Z di Zlatan, ci sarà proprio tutto per raggiungere nuovi traguardi.