2
Niente viaggio a Miami. Con un comunicato ufficiale pubblicato alle 19.59 di ieri, la Junta Directiva del Barcellona ha ritirato l’adesione al progetto di giocare a Miami la gara contro il Girona, programmata in un primo momento per il 19 gennaio e poi per il 26 dello stesso mese. Alla base di questa marcia indietro vi sono motivi di opportunità politica, ma soprattutto il rischio d’impopolarità. In questo senso, le poche righe del comunicato dicono molto. Viene citata “la mancanza di consenso intorno alla proposta” di delocalizzare oltreoceano una gara della Liga. E si aggiunge che da parte della società rimane la disponibilità a giocare all’estero partite del campionato nazionale, ma soltanto dopo che il progetto avrà raggiunto il consenso di “tutti i soggetti coinvolti”. E proprio questa è la parte politicamente più significativa del messaggio, con un destinatario ben preciso: il presidente della Liga spagnola (LFP), Javier Tebas. L’uomo che, come a più riprese vi abbiamo raccontato su Calciomercato.com, ha cavalcato il progetto come una sfida personale, forse con la prospettiva di essere il commissioner della futura Superlega per club. Tebas non si è fatto alcuna remora nel portare avanti azioni ai limiti della rottura con la federcalcio spagnola (RFEF) e con Fifa e Uefa. E adesso invece si trova nell’angolo, dopo avere subìto un colpo da ko.

Normale che i nemici – non “gli avversari”: proprio “i nemici”, come del resto Tebas ha fatto in modo che diventassero) – non perdessero tempo a saltargli addosso. A cominciare dal presidente federale Luís Rubiales, che già da presidente dell’associazione calciatori spagnoli (AFE) è stato in guerra col numero 1 della Liga. Ieri Rubiales ha attaccato Tebas dalle frequenze di Cope e Cadena Ser. E oltre a ribadire l’avversione al progetto di far disputare fuori dalla Spagna una partita di campionato ha stigmatizzato i contenuti del comunicato ufficiale con cui la LFP ha dato notizia della defezione del Barça. E in effetti quel comunicato trasuda bile. Strutturato in tre paragrafi, esso stigmatizza il rischio che il prodotto Liga perda “aficionados” negli Usa (ma forse sarebbe stato il caso di chiamarli “clientes”), e che la LFP non si metta al passo con le leghe professionistiche nordamericane, già aduse a esportare match in altri continenti. Soprattutto, l’organismo presieduto da Tebas ribadisce che c’è un accordo quindicennale con l’agenzia statunitense Relevent Sports, e che esso andrà rispettato. Ergo, Tebas tornerà alla carica. Ma da una posizione indebolita, specie se si pensa all’arroganza con cui meno di un mese fa sbeffeggiava quelli che secondo lui vagheggiano “il calcio della tv in bianco e nero”.

Per completare il quadro, va dato conto del comunicato ufficiale pubblicato dal Girona. Nel quale viene espresso rammarico per la mancata opportunità e si ribadisce la disponibilità a delocalizzare fuori continente una futura partita. Per il momento, dunque, Tebas subisce una sonora sconfitta. Fa capire che non si arrenderà, ma adesso per lui la partita si complica. Perché l’operazione “Liga negli Usa” ha un senso se una delle squadre coinvolte è il Real o il Barça. E invece i fatti dicono che il Real è nemico del progetto dalla prima ora, mentre il Barça si è sfilato in extremis. Tebas si trova senza gli assi da calare. E a dover vendere una sottomarca del prodotto a una clientela che esige soltanto il meglio.